Ore decisive a Palazzo Munari. Quello di oggi non è un Consiglio comunale come gli altri: è il momento della verità per il sindaco Riccardo Mastrangeli e per la sua tenuta politica. Al centro dell’aula, l’approvazione del bilancio di previsione, l’atto amministrativo per eccellenza, che quest’anno assume il sapore di un vero e proprio test di sopravvivenza per la maggioranza.
La “pioggia” di emendamenti
A rendere la salita ancora più ripida c’è un numero che nelle ultime quarantott’ore ha agitato il sonno di tecnici comunali e assessori: ben 36 emendamenti. Una mole imponente di modifiche presentate, da opposizioni e ‘dissidenti’, che assicurano ore di discussione. Oogni emendamento, infatti, rappresenta una potenziale ‘trappola’ procedurale o politica, capace di allungare i tempi della discussione fino a notte fonda o, peggio, di far emergere crepe nei numeri della coalizione di governo.
Una maggioranza sotto osservazione
Non è un segreto che il clima interno al Centrodestra frusinate sia tutt’altro che sereno. Tra ‘malpancisti’, consiglieri che chiedono più spazio e il rischio di defezioni dell’ultimo minuto, il sindaco Mastrangeli dovrà dimostrare di avere ancora in mano il timone della città.
Ma la sfida è doppia:
– Contenuto: rispondere nel merito alle critiche su tasse e investimenti.
– Politica: contare i voti favorevoli per evitare che il documento venga bocciato o stravolto, scenario che aprirebbe ufficialmente la crisi di Giunta.
Cosa aspettarsi in Aula
La seduta che avrà luogo tra poco più di un’ora (inizio fissato per le 18.30) si preannuncia infuocata. Gli oppositori sono pronti a dare battaglia, utilizzando i 36 emendamenti come leva. Dall’altra parte, il sindaco punta sulla compattezza dei fedelissimi per superare lo scoglio senza troppi danni.
Se Mastrangeli riuscirà a ‘blindare’ il bilancio e a respingere l’assalto degli emendamenti, potrà godere di una boccata d’ossigeno politica. In caso contrario, il futuro dell’Amministrazione potrebbe farsi estremamente incerto.
L’ipotesi ‘exit strategy’: il fattore tempo
Tuttavia, qualora la situazione dovesse precipitare e i numeri in aula venissero a mancare, per il primo cittadino resterebbe percorribile un’ultima ed estrema ‘exit strategy’: le dimissioni. Se Mastrangeli decidesse di rassegnarle entro il prossimo 24 febbraio, si aprirebbe infatti la finestra tecnica per tornare al voto già nella prossima primavera.
Uno scenario, questo, che paradossalmente potrebbe favorire proprio il sindaco uscente: con una campagna elettorale lampo di circa tre mesi, Mastrangeli si troverebbe ad essere tra i pochissimi attori politici già pronti e organizzati per la sfida delle urne, spiazzando avversari e alleati ribelli ancora in cerca di una quadra.


