L’EDITORIALE DEL DIRETTORE – Il ‘sistema Frosinone’ potrebbe sembrare complesso ma in realtà basta poco per capirlo. Basta tenere a mente la regola principale: certe persone contano assai. Certe famiglie, certi cognomi, sono radicati nel tessuto sociale e politico di questa città malata. Al di là del loro reale valore. Per cui bisogna lasciarle fare. A prescindere da tutto.
Un po’ come fanno le cellule tumorali, che in maniera subdola e silente divorano corpi all’apparenza sani e li portano verso la fine dei propri giorni. Un po’ come fa l’edera con le piante, alle quali succhia via la linfa vitale fino a intrappolarle mortalmente, prendendo il sopravvento. Poi, però, c’è l’altra faccia della medaglia, che fa capire quanto possa essere deleterio lasciar correre. Il risvolto è uno soltanto: quando la persona muore, anche il tumore muore. Quando la pianta smette di vivere, anche l’edera finisce per seccarsi. E infatti in queste situazioni c’è chi ha una testa pensante e un minimo di amor proprio e decide che è arrivato il momento di prevenire, per non fare danni peggiori. Quindi di estirpare gramigna, rampicanti e infestati, prima che facciano danno. Di curarsi, operarsi, seguire terapie, per sconfiggere il cancro e andare verso la salvezza.
Nel sistema Frosinone c’è qualcuno che vuole salvare questa città? Che decide di avere uno scatto d’orgoglio per mettere al sicuro il bene più prezioso e affondare, una volta per tutte, il marcio che continua a galleggiare da anni? Nessuno ha intenzione di badare al bene primario? E allora nessuno potrà lamentarsi quando le cose andranno sempre peggio. Quando i danni aumenteranno a causa di patti, accordi, intese sommerse e alleanze negoziate.
Non è ancora arrivato il momento di dire basta a chi continua, da una vita intera, a tenere i piedi in mille scarpe, esclusivamente per il bene proprio e della famiglia? E poi, credendo di agire per il bene, si vende pure il tutto come ben fatto?
Siamo convinti che sia arrivato il momento di dare un segnale. Perché la città non è un giocattolo al servizio del ‘potente’ di turno. Perché essere in democrazia significa contare proporzionalmente al consenso elettorale che si ha tra la gente e i propri concittadini. Quando questo finisce, significa solamente una cosa: si è sbagliato qualcosa (forse molto) e il popolo ha scoperto di che pasta si è fatti. Lì le strade sono due: o se ne prende atto e ci si mette da parte, oppure ci si rimbocca le maniche e si prova a fare qualcosa di buono per cercare di far aumentare i propri consensi. Sono le due uniche vie percorribili in una città che viaggia ‘alla dritta’.
Frosinone, evidentemente, continua ad andare in direzione ostinata e contraria. In bocca al lupo, dunque, cari concittadini frusinati!
Il Direttore


