sabato 22 Giugno 2024
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Quattro donne uccise in un giorno: la barbarie non si ferma. Serve una presa di coscienza collettiva

Tutte sono morte per mano di un uomo che diceva di amarle. Un fidanzato, un padre, un marito, un fratello

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Romina, Giulia, Stefania, Alice. Quattro donne uccise in poco più di un giorno, non in un mese, non in un anno, in un solo giorno. Tutte sono morte per mano di un uomo che diceva di amarle. Un fidanzato, un padre, un marito, un fratello.
È una mattanza che ci rifiutiamo di vedere.

Si parla tanto di femminicidio, dal 2008 questo termine fa capolino nei telegiornali, negli articoli di stampa, il problema è reale i dati parlano chiaro.
Nel 2021 sono state 143 le vittime di femminicidio, più della metà, circa il 70% è stata uccisa dal partner.

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Il trend non accenna a diminuire

Non si parla di follia, di raptus, di incapacità di intendere e volere. Molto spesso gli aguzzini premeditano l’omicidio. Come è successo in questi giorni a Genova, Stefania è stata uccisa a martellate da suo padre, nel sonno. Una figlia che dorme a casa sua, nel suo letto, in quello che dovrebbe essere il posto più sicuro per una persona è stata uccisa dal padre, che non contento, subito dopo ha ucciso anche la moglie.
Possono sembrare situazioni limite, agghiaccianti e “straordinarie” ma purtroppo non è così.

Una vittima ogni tre giorni

Spesso, molto spesso sono tragedie che si sarebbero potute evitare.
C’è una forte propaganda sull’invito alle vittime a denunciare le violenze, gli atti persecutori, le minacce.. ma di fatto la legge è ancora debole.
Le forze dell’ordine non hanno gli strumenti e le normative adatte per evitare queste tragedie. Se non si arriva all’apice dell’aggressione, quando spesso è ormai troppo tardi, non si può fare molto contro i carnefici.

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In alcune occasioni le vittime che trovano il coraggio di denunciare sono sminuite nel loro dolore e nella loro preoccupazione. Vige un sentimento maschilista nella nostra società, che neghiamo ci sia nella teoria ma poi nella pratica è evidente.
Alcune vittime si sono sentite rispondere “non si preoccupi, smetterà”, molte donne prima di morire o rimanere eternamente sfigurate avevano fatto decine di denunce, cadute nel vuoto. Dovremmo quindi chiederci quanta percentuale di colpa abbiamo tutti noi come cittadini insieme agli assassini.

Sono cambiate le leggi ma il sentimento misogino è rimasto lo stesso di 40 anni fa

Solo nel 1981 è stato abolito il reato di “delitto d’onore”. Sostanzialmente era legale uccidere il coniuge se adottava un comportamento che poteva ledere il proprio onore. La pena prevista era dai 2 ai 7 anni. Raramente gli imputati ricevano il massimo della pena. Era quindi socialmente accettato, e legalmente riconosciuto che la moglie fosse proprietà del marito, e i comportamenti da lui ritenuti inappropriati potevano avere un tragico risvolto.

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Dovremmo essere lontani anni luce da simili pensieri, eppure ancora oggi non è così.
Romina uccisa a Frosinone con 17 coltellate dal suo ex compagno, era “colpevole” di aver intrapreso una nuova relazione, e l’assassino non riusciva ad accettarlo.
Questo è stato dichiarato e riportato dai media. Come fosse una giustificazione, come fosse un movente plausibile. No, non lo è.

Un passo avanti nel nostro paese è avvenuto il 17 Luglio 2019 con l’approvazione della proposta di legge “Codice Rosso”. Una sorta di corsia preferenziale per le vittime di violenza, in modo che le denunce abbiano un peso maggiore e non siano perse rallentate negli iter burocratici dei tribunali, ma ancora non basta. In associazione alla legge il ministero per le Pari Opportunità ha istituito il numero di emergenza 1522 attivo 24h al giorno per le vittime di violenze e stalking.

Le donne non possono essere lasciate da sole in una battaglia che riguarda l’umanità intera.
È avvilente quanto successo qualche mese fa a Milano, su di un treno regionale due ragazze sono state brutalmente aggredite e violentate in pieno giorno. Per arginare il problema di tali violenze sempre più diffuse è stato proposto di dedicare alcune carrozze alle sole donne.

Una sconfitta per la legislatura e per il nostro Paese tutto

Non sappiamo stare insieme e quindi ci dividiamo. Sembra una resa dichiarata. Non sappiamo proteggervi, allora per tenervi al sicuro vi segreghiamo. C’è bisogno di educazione, di senso civico. Nelle famiglie, nelle scuole, è necessario educare da piccoli i futuri uomini e donne al rispetto alla condivisione. È importante capire che il femminismo, non riguarda solo le donne, le battaglie che ogni giorno combattiamo riguardano tutti.

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Giada Marras
Giada Marras
Ha studiato ingegneria presso il Politecnico di Torino, ma l’amore per le parole ha sempre sovrastato quello per i numeri. La curiosità innata per il mondo che la circonda l’ha spinta negli anni a collaborare nel settore giornalistico in diversi ambiti, in particolare con rubriche di food e territorio. Oggi scrive sul quotidiano online TuNews24.it.
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