Veroli – Cardinal Zuppi, tutti gli intervenuti hanno riconosciuto nell’uomo che ha ‘radici’ verolane umiltà e tanto impegno pastorale

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Il benvenuto al cardinal Matteo Zuppi, cittadino onorario di Veroli: gli interventi di quattro consiglieri comunali: Luca Renzi, Francesca Cerquozzi, Marco Bussagli e Laura D’Onorio

di Egidio Cerelli

Prima della votazione all’unanimità per il conferimento della cittadinanza onoraria hanno preso la parola alcuni consiglieri comunali. Oggi riportiamo i loro interventi. Domani altri e quindi l’omelia del nostro neo concittadino che ha tenuto durante la concelebrazione eucaristica nella Basilica di Santa Salome.


Consigliere Francesca Cerquozzi

In questi giorni ho pensato molto a cosa dire oggi per esprimere tutto il mio, nostro, orgoglio nel conferirle la cittadinanza onoraria nella nostra amata Veroli. Poi ho pensato che forse la semplicità anche in questo caso sarebbe stata la cosa migliore. La prima cosa che sento di dirLe è grazie. Grazie per aver accolto il nostro invito, grazie per l’affetto che sta dimostrando alla nostra bellissima città, ai nostri concittadini e Grazie per le tante battaglie che ogni giorno con tenacia e coraggio porta avanti. Battaglie e convinzioni su cui siamo in assoluta sintonia perché guidano anche la nostra azione amministrativa. Con il Sindaco, la giunta ed il consiglio siamo consapevoli e crediamo fortemente che oggi più che mai, soprattutto dopo la Pandemia, sia necessaria una “rivoluzione della cura”, per questo stiamo lavorando intensamente per riuscire a costruire, nel nostro piccolo, una società più giusta che dovrà avere al centro la vita degli esseri umani, della natura, di tutto il pianeta e che dovrà cambiare il paradigma culturale del nostro Paese. Per questo Veroli sta investendo moltissimo sulla volontà di dialogo e di collaborazione, per aiutare le persone con un impegno comune, per trovare risposte ai bisogni e alle attese di tutta la popolazione, nessuno escluso, a partire dai più deboli: i bambini, i giovani disoccupati, gli uomini e le donne che perdono il lavoro, gli anziani bisognosi di assistenza quotidiana, gli immigrati. Affinché tutti possano sentirsi parte di una comunità accogliente e inclusiva.

È la rivoluzione della cura, che le donne ben conoscono, ma che deve poter essere patrimonio condiviso, stile di relazioni e modalità di impegno capace di rigenerare dall’interno gli ambiti della vita comune e di ridare respiro alla progettualità politica. La cura è la capacità di chinarsi su ogni frammento, di fare attenzione ai dettagli, di saper cogliere i nessi, le implicazioni, le sfumature delle situazioni, delle storie e dei contesti. È la tenerezza di chi si lascia toccare dalla realtà dell’altro, non rimane indifferente di fronte al suo grido, impassibile dinanzi ai suoi sogni. È la forma più alta del coraggio. Durante il lockdown ho letto una nota pastorale in cui lei scriveva che mai come in questo momento è necessario essere all’altezza delle sfide da affrontare, con serietà, uscendo da una politica mediatizzata e superficiale che porta all’enfasi e parla alla pancia, che afferma quello che conviene oggi e non quello che serve per davvero per domani, prigioniera di posizioni ideologiche senza ideologia. Occorre ricostruire e si può farlo solo con competenza e serietà, con coraggio, guardando al bene della persona. Ecco quelle parole e la sua esperienza nella comunità di Sant’Egidio al fianco degli emarginati, le sue missioni in Africa come mediatore nei conflitti civili, per la promozione della pace tra i popoli, tutta la sua storia personale ci conforta nel lavoro che le istituzioni civili e religiose, insieme, dovranno affrontare, ci spingono a credere che siamo sulla strada giusta e ci danno la forza per continuare a muoverci in una prospettiva rivoluzionaria e insieme concretissima per cercare di rigenerare un mondo che avvertiamo sfaldarsi sotto i nostri occhi. Oggi Veroli è luogo bello che la accoglie nella piena consapevolezza della bellezza che questo momento rappresenta, Eminenza, un po’ ritorno alle origini, un po’ slancio verso il futuro, un futuro che con il concittadino, arcivescovo e cardinale Matteo Zuppi noi osiamo pensare più propositivo.

Consigliere Luca Renzi

“Non v’è altro confine che quello della carità”: è con questa esortazione di San Giovanni Paolo II che le do il benvenuto a Veroli, Eminenza. L’amore, la collegialità, il senso di vicinanza verso gli ultimi sono tutti elementi che accomunano l’opera di un buon pastore e quella di una persona delegata al governo del territorio. 
Ed oggi che il mondo intero ed anche la nostra Veroli hanno riscoperto ancora di più l’importanza della serenità quotidiana, la sua presenza qui fra noi e ciò che oggi le affidiamo rappresentano una ulteriore tappa di quel percorso civico ed etico che la nostra Città ha intrapreso dalla sua nascita. Anche Veroli ha sofferto Eminenza, come tutti nel mondo abbiamo sofferto, abbiamo versato lacrime e abbiamo perso amici e parenti. Ci siamo scontrati con la terribile potenza della Natura e avremmo perso se non avessimo capito che la Pandemia è una crisi da non sprecare come più volte Lei ci ha detto. La nostra Comunità si è sempre distinta per l’altruismo verso gli altri. Veroli è paese di balie, di donne che hanno dato cibo e tepore a bambini non loro. Anche noi Amministratori siamo umili persone che hanno la responsabilità e l’onore della rappresentanza popolare di cittadini fieri e laboriosi, le genti erniche che oggi la accolgono come cittadino nella loro comunità. Proprio questo orgoglio popolare mi riempie il cuore di un’emozione particolare Eminenza, perché oggi è qui a dare significato non solo ai suoi natali remoti, ma anche a sostanziare un presente che ci vede fieri concittadini di un uomo di Dio. Lei è uomo che ha scelto di stare con le persone sole affinché sole non siano più e non poteva esserci fondamento etico più bello nel vivere questa giornata in cui la vediamo diventare verolano. Lei che ci insegna l’arte della semplicità, persona tra le persone. Benvenuto con il cuore, concittadino Zuppi. A nome mio e di tutti i miei colleghi consiglieri.

Consigliere Marco Bussagli

Il consigliere prof. Marco Bussagli nell’unirsi ai saluti di benvenuto già espressi dagli altri consiglieri ha posto una interessante riflessione sul magistero del Cardinale Matteo Maria Zuppi partendo dal suo motto che recita GAUDIUM DOMINI FORTITUDO VESTRA, ossia “la gioia del Signore è la vostra forza”. “Qual è la “gioia di Dio”? . Non è certo uguale alla nostra perché la “gioia di Dio” è l’amore e allora quando noi ci amiamo e ci ritroviamo nella fratellanza, rendiamo Dio felice. Il che, per converso, ci rende più forti e protetti. Al contrario, come ha scritto il mio vecchio amico Roberto Righetto di “Avvenire” che oggi scrive per “L’Osservatore Romano”, è uno scossone per ritrovare l’amore e la fratellanza. Siccome, però, io sono uno storico dell’arte, la lettura del libro del Cardinal Zuppi mi ha fatto venire in mente la pittura di un grande artista fiammingo: Jeroen Antoniszoon van Aken, meglio noto come Jeronimus Bosch. Le sue opere sono pervase da figure maligne e mostruose perché pure lui pensava che il mondo fosse preda del Male. Il che ci dà una certa speranza perché se siamo sopravvissuti da quel 1516 ad oggi, di certo saremo in grado di superare questo 2021. Anche Bosch aveva un motto perché apparteneva alla Confraternita della Nostra diletta Signora, che recitava: SICUT LYLIUM INTER SPINAS, ossia “Come un giglio fra le spine”, dove, naturalmente, il “giglio” alludeva alla Vergine Maria e allo stesso Cristo.

Un esempio straordinario dell’arte di Bosch, infatti, è il Giudizio Universale conservato al Museo del Prado di Madrid, dove figurette mostruose popolano perfino il Paradiso Terrestre e gli uomini si abbandonano a eccessi di ogni tipo, prima di finire in un Inferno dove sono torturati su giganteschi strumenti musicali. Questo trittico, che possiamo considerare il capolavoro del pittore frisone, venne realizzato fra il 1504 e il 1510, un periodo in cui sul trono pontificio regnava Giulio II. Ora proprio in questa epoca, papa della Rovere conquistò Bologna. Artefice di questa impresa, avvenuta l’11 novembre del 1506, senza che nessuno sparasse un colpo, fu il Cardinale Ennio Filonardi, vescovo di Veroli, la cui capacità diplomatica era straordinaria. Per questo Michelangelo, senza la protesta di alcuno, poté realizzare la statua del papa benedicente che rimase fino a quando non venne abbattuta dalle truppe di Alfonso d’Este che utilizzarono il bronzo per farne una colubrina ironicamente definita “la Giulia”. Ennio Filonardi, che divenne Governatore di Bologna, però, fu anche un uomo di cultura e protesse umanisti del livello di Aonio Paleario che, del Cardinale, lasciò questa breve, ma incisiva e sentita impressione: Num quam vidi nomine meliorem, velintegritate vitae, vel studio juvandi, ossia: “Non ho mai visto un uomo migliore, sia per integrità di vita, sia per profitto nello studio”. Allora, sua Eminenza, credo che queste parole spese per il Cardinal Filonardi possano descrivere anche Lei in maniera adeguata.

Consigliere Laura D’Onorio

La sua presenza in quest’aula oggi ci rende pieni di gratitudine, il nostro paese, seppur piccolo, vanta nella sua storia ecclesiale, uomini di fede importanti, a cui oggi siamo lieti di aggiungere il suo nome! E’ un territorio il nostro ricco di storia e di fede, dove l’educazione cristiana si respira nelle case fin dall’infanzia. Il suo ministero come sacerdote tra gli ultimi prima e come guida di una grande comunità dopo siano d’esempio per le nuove vocazioni di cui la chiesa e’ sempre più carente!
La particolarità del periodo storico che stiamo attraversando ci porta tutti a fare i conti con gli ultimi, come esseri umani, come uomini politici e come uomini di fede. Gli ultimi che non sono più così distanti da noi ma sempre più vicini, a cui abbiamo il dovere umano e morale di volgere il nostro sguardo, hanno bisogno della nostra carità, nel suo più alto significato, grande amore disinteressato, come ci ricorda San Paolo nella prima lettera ai Corinzi. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.La carità non avrà mai fine.

P.S. Alcune foto le abbiamo avute grazie alla gentile concessione del presidente del Consiglio Cristina Verro
Domani altre dichiarazioni e dopodomani omelia del card. Matteo Zuppi

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Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.