Veroli – Il miracolo eucaristico di Sant’Erasmo

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Ogni anno il martedì dopo Pasqua si celebra l’evento eucaristico del calice con tre Ostie e tre fanciulli avvenuto nel 1570. Le celebrazioni saranno ridotte a causa del Covid e la solenne Messa pomeridiana senza la successiva processione sarà presieduta dal vescovo mons. Ambrogio Spreafico


di Egidio Cerelli

Nella Basilica di Sant’Erasmo si commemora il martedì dopo la Santa Pasqua il Miracolo Eucaristico del 1570.
Giornate intense di fede e di preghiera sono state vissute non proprio come gli altri anni causa Covid, nei giorni scorsi e culminano in quella, martedì di Pasqua con la solenne concelebrazione del pomeriggio. Non ci sarà però, causa pandemia, la processione Eucaristica della sera. Le Sante Messe saranno celebrate in mattinata alle ore 9 e 10,30. In serata alle 18 come sempre presieduta dal vescovo mons. Ambrogio Spreafico quella solenne. Il tutto però attenendosi alle disposizioni vigenti in fatto di sicurezza anti Covid

Che cosa è il “miracolo di Sant’Erasmo?”

Così scrive il prof. Giuseppe D’Onorio nel suo libro “Testimoni di un prodigio”.
“Il 26 marzo 1570 nella chiesa di Sant’Erasmo venne esposto il SS.mo Sacramento per le quaranta ore di pubblica adorazione in memoria delle altrettante ore nelle quali il corpo di Cristo stette rinchiuso nel Sepolcro. L’esposizione differiva da quella che oggi è in uso: ancora non era molto diffuso l’ostensorio, anche se nel Concilio Colonia si era parlato di questo oggetto che doveva avere una teca di vetro sul davanti, circondata da raggi e sormontata da una croce. Nella chiesa di Sant’Erasmo, l’Ostia consacrata, secondo il rito tradizionale, venne chiusa in una teca d’argento di forma cilindrica con coperchio a cerniera e questa posta dentro un grande calice ministeriale, anch’esso d’argento, coperto con la patena. Il tutto, infine fu avvolto in un elegante drappo di seta i cui lembi vennero raccolti e legati all’impugnatura del calice. Don Angelo De Angelis, canonico della medesima chiesa Collegiata, preparò così il calice, e dopo i Vespri di Pasqua, lo espose sull’altare della cappella dedicata a San Gregorio Papa, illuminata per l’occasione da numerosi ceri. Era costume che ogni confraternita della città andasse ad adorare per un’ora il SS.mo Sacramento esposto.


Così gli scritti della Confraternita della Misericordia e della Buona morte che precedevano quelli del Corpus Domini e quelli della Madonna, vestiti con i loro sacchi neri, si accinsero al loro ufficio e si posero tutti in ginocchio per pregare, recitare salmi ed adorazioni. Ad un certo momento il velo, il calice e lo scatolino divennero trasparenti come puro cristallo. I presenti videro nel fondo della coppa del calice una stella molto splendente, la cui luce annientava quella delle candele della cappella e sopra detta stella poggiava l’Ostia consacrata. A breve distanza di tempo l’Ostia si convertì in un fanciullo vestito di nero, semicoperto da una nuvoletta, che si sollevava sopra il calice, per poi ancora trasformarsi repentinamente in Gesù Cristo morente sulla Croce. Alla vista di tali apparizioni, i presenti tra lacrime e grida, tra meraviglia e timore, iniziarono ad implorare la misericordia di Dio. Accorsero immediatamente nella chiesa di Sant’Erasmo il Vescovo e le autorità cittadine. Numerosi altri devoti e curiosi affollarono l’ingresso della cappella di San Gregorio: tutti volevano entrare, tutti desideravano vedere ciò che stava accadendo.


Molti poterono constatare di persona cosa avveniva poichè le visioni soprannaturali, come attesteranno i testimoni chiamati a deporre, durarono per circa mezz’ora. Poi tutto ritornò come prima. Il giorno seguente, 27 marzo, alla medesima ora, la luce della stella apparve di nuovo in fondo al calice e poi scomparve. Tutti videro distintamente tre Ostie di uguale grandezza e tangenti reciprocamente, sollevarsi dal calice. Queste a loro volta scomparvero lasciando il posto a tre fanciulli, dei quali quello centrale era più grande degli altri due. Successivamente rimasero visibili una sola Ostia ed un Bambino. Avvennero ancora altre trasformazioni che durarono mezz’ora circa come la sera precedente. Terminate le quaranta ore di Adorazione, il SS.mo Sacramento non fu riposto nel tabernacolo, in quanto le autorità ecclesiastiche decisero di prolungare l’esposizione fino al 6 aprile. Nel frattempo si verificarono diverse guarigioni miracolose di cittadini verolani e di altre persone provenienti dai paesi limitrofi che, venuti a conoscenza del fatto, erano accorsi a Veroli”. Nel suo volume lo storico verolano scrive poi del processo e delle testimonianze delle guarigioni avvenute”.

Furono comunque, cinque ragioni miracolose, riferite dal processo, che confermano l’autenticità del miracolo eucaristico. Il calice e la patena del miracolo vengono ora custoditi tra le più insigni reliquie della città di Veroli e ogni anno il vescovo li mostra al popolo in occasione della commemorazione del miracolo la sera del martedì dopo Pasqua. Il Papa Giovanni Paolo II, durante la storica visita a Frosinone del 16 settembre 2001, volle celebrare la Messa proprio con il calice e la patena del miracolo di Veroli e in segno di riconoscenza verso la città fece dono alla Basilica di Sant’Erasmo del suo zucchetto.

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Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.