Agnoli, la Granfondo e i sogni nel cassetto

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Il campione ciociaro parla dei suoi progetti ed esalta la propria terra. Il più grande? Ivan Basso

Un campione delle due ruote, una passione palpabile e tanti progetti per il futuro prossimo. Il connubio tra uno sport antico e fascinoso e la nostra amata Ciociaria ha quale testimonial autorevole Valerio Agnoli, ciclista professionista tra i più apprezzati per tenacia, qualità e classe. La location è il “Bar Cricco” di Alatri, il padrone di casa è Gianni De Santis, da sempre innamorato del ciclismo e storico promotore della “Granfondo Agnoli”, rassegna premiata da un incredibile successo di partecipazione.

Per la prossima edizione, che sarà l’ottava, si pensa già in grande, grazie anche alla ritrovata partnership della Federazione Ciclistica, rappresentata per l’occasione da due autorevoli esponenti, il presidente regionale Antonio Zanon ed il vice presidente Mauro Tanfi. Il significato della tre giorni ciclistica che animerà le strade della nostra terra nel prossimo giugno va al di là dell’aspetto prettamente sportivo. Pedalare con un ciclista di statura internazionale sarà sicuramente uno stimolo ed un motivo di grande soddisfazione per tanti appassionati delle due ruote, ma il messaggio è più ampio e coinvolge in modo significativo un rilancio turistico di una provincia che forse non riesce a valorizzare adeguatamente i propri tesori paesaggistici ed architettonici. E’ questo il fine della Granfondo Agnoli: far conoscere e apprezzare in modo più congruo un le bellezze di una terra che al ciclismo è profondamente e storicamente legata. La manifestazione farà anche da trampolino di lancio per una competizione internazionale a tappe, ma nei prossimi giorni gli organizzatori si riservano di svelare tutti gli aspetti peculiari di un’edizione che si annuncia davvero speciale e che potrebbe far registrare numeri record.

Delle aspettative e del significato di questa rassegna delle due ruote si è fatta portavoce la signora Giovanna Giorgilli, moglie del campione ciociaro, al suo fianco nella vita ed anche in questa interessante manifestazione, che colorerà le strade della Ciociaria di passione per uno sport dal fascino immutato.

Della trasformazione del ciclismo nelle metodologie di allenamento, di un programma gare ormai esasperato e di altre tematiche legate al mondo delle due ruote e dello sport più in generale abbiamo parlato proprio con Valerio Agnoli, che si appresta ad iniziare la sua quindicesima stagione da professionista.

“Si corre troppo? Forse sì, ma anche il ciclismo deve adeguarsi alle istanze di uno sport che è diventato anche e soprattutto business. Non è certo un caso che ormai le squadre professionistiche più importanti siano autentiche nazionali, come la Barhein Merida e l’Astana o comunque colossi, come il Team Sky. Il ciclismo è diventato grande, si è dato una dimensione manageriale ed il proliferare delle competizioni si spiega con l’esigenza di spettacolarizzazione. Il numero dei ciclisti di ciascuna squadra è naturalmente cresciuto, perché per coprire l’intera annata agonistica è necessario avere non più 10 corridori, ma 20 o anche più. Il mondo va avanti e il ciclismo deve necessariamente adeguarsi”.

Il presidente regionale Antonio Zanon

Rispetto all’epoca eroica si vedono meno colpi di scena, e sovente il vincitore dei grandi Giri a tappe si intuisce dalla prima settimana. Siamo vicini ai ciclisti perfetti, che non accusano alcun cedimento in venti giorni di gara. Questo alimenta la superficiale e ingiusta analisi dei non addetti ai lavori, che con una pericolosa generalizzazione sostengono che sia il doping a produrre risultati così strabilianti. Cosa ne pensi?

“Credo che in tutti gli sport ed in tutte le attività della vita ci sia sempre qualcuno che si crede più furbo e che cerca le scorciatoie. Questo però non deve portare a fare di ogni erba un fascio. Anche nel mondo del lavoro ci sono i furbetti del cartellino, ma questo non significa che gli impiegati siano una categoria di scansafatiche. La lotta al doping è una cosa importantissima ed io sono impegnato in prima linea, avendo aderito al programma voluto dalla wada e dalla Federazione Ciclistica. Siamo controllati in continuazione, ad orari talvolta singolari ed in ogni momento della stagione. Ho subito un numero impressionante di controlli e non è infrequente che capiti quando sono a casa, in presenza dei miei figli. E’ giusto così, bisogna eliminare il dubbio, che è nemico della crescita di questo sport. Le metodologie di allenamento sono straordinarie, tutto è programmato con grande attenzione ed è è per questo che si corre a medie impressionanti. Vorrei però che tutti capissero quali e quanti sacrifici si debbano fare per restare ai vertici di questo sport. Tante sono le rinunce, le anomalie rispetto a una vita “normale”. Basti pensare che per vedere il mio secondo figlio io ho dovuto chiedere un permesso speciale di poche ore. Sono cose inimmaginabili per chi fa altri mestieri. Essere un ciclista professionista purtroppo significa non poter vivere la propria dimensione familiare ed affettiva in modo normale e sono rinunce dolorose, ma la gloria sportiva esige questo prezzo e ingigantisce la bellezza dei momenti in cui posso stare con mia moglie e con i miei figli”.

Quando avrai appeso la bici al chiodo, resterai comunque nel mondo del ciclismo?

“Senza dubbio, sono innamorato di questo sport e davvero sarebbe impossibile chiudere definitivamente con le sensazioni impareggiabili che la bici mi dà. Naturalmente svolgendo un altro ruolo potrò rendere più compatibile la mia attività manageriale con quella di marito e di padre. Ho tanti progetti, per far crescere il nostro territorio anche attraverso il messaggio universale che il ciclismo ancora rappresenta”.

Tante storie indelebili, tanti campionissimi che hanno infiammato e tuttora infiammano i cuori dei tifosi. Escludendo il tuo amico fraterno Nibali, puoi indicarmi un nome che per te simboleggia idealmente questo sport?

“Dico Ivan Basso, per la sua statura di campione e di uomo. E’ un ragazzo impareggiabile, che ha abbinato enormi doti umane alla riconosciuta ed indiscussa classe in bici. Ho un bel rapporto con lui e credo che possa davvero rappresentare un esempio per tutti coloro che si avvicinano al mondo del ciclismo. Devo anche dirti che ho una sconfinata ammirazione per Marco Pantani, perchè, senza entrare nel merito di altre vicende complesse, sulla bici ha fatto cose straordinarie ed è stato probabilmente l’atleta che più di ogni altro ha suscitato entusiasmo ed ha fatto sognare tanta gente. Su quelle salite ha scritto una favola che nessuno potrà mai sporcare”.

Valerio Agnoli ci saluta con un sorriso da ragazzo semplice, cui la celebrità non ha recato danno. Lo attendiamo con fiducia, orgogliosi di essere rappresentati da lui sulle strade di tutto il mondo. Un campione di umanità è sempre primo al traguardo del cuore.

ROBERTO MERCALDO

Giornalista del quotidiano online “TuNews24.it”, è stato Caposervizio dei quotidiani “Ciociaria Oggi” e “Il Quotidiano della Ciociaria” e responsabile delle pagine sportive del quotidiano “La Provincia”.

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Roberto Mercaldo

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