HomeAttualitàLa nuova mappa dei comuni montani fa discutere, Uncem Lazio sulle barricate

La nuova mappa dei comuni montani fa discutere, Uncem Lazio sulle barricate

Al centro del dibattito criteri adottati e impatti per le aree interne. Bellucci ribadisce l'impegno nel sostenere i comuni declassificati. Nel frusinate la riduzione più consistente

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La riclassificazione dei Comuni montani prevista dalla legge 131/2025 riapre il confronto sull’efficacia dei criteri adottati e sulle possibili ricadute per i territori. A richiamare l’attenzione è UNCEM Lazio, che evidenzia come il nuovo impianto normativo, fondato su parametri prevalentemente geomorfologici, abbia determinato una riduzione significativa dei Comuni classificati come montani.
Secondo il presidente Achille Bellucci, il tema non riguarda solo una revisione tecnica delle classificazioni, ma anche le conseguenze che potrebbero emergere nel medio periodo. La diminuzione dei territori riconosciuti come montani, infatti, può incidere sull’accesso a risorse dedicate, agevolazioni e strumenti di sviluppo, in un contesto già segnato da fragilità demografiche ed economiche.
UNCEM Lazio sottolinea come la fase transitoria prevista dal provvedimento, che mantiene per il 2025 alcune forme di accesso ai finanziamenti, rappresenti una misura temporanea che non risolve i nodi strutturali. Tra questi, l’associazione indica la necessità di un maggiore coordinamento istituzionale, una definizione più chiara della governance delle aree montane e un raccordo più efficace con le politiche rivolte ai piccoli Comuni.
Al centro della riflessione resta anche il tema delle risorse, ritenute non pienamente adeguate rispetto agli obiettivi dichiarati, e quello della frammentazione degli strumenti di intervento sul territorio. In questo quadro, UNCEM Lazio richiama l’importanza di una visione complessiva che tenga insieme tutela ambientale, sviluppo economico e coesione sociale.
Il percorso di attuazione della riforma è ancora in evoluzione e il confronto istituzionale rimane aperto. L’auspicio, sottolineato dall’associazione, è che i prossimi passaggi possano contribuire a chiarire gli effetti della riclassificazione e a rafforzare le politiche a sostegno delle aree montane, in un equilibrio tra revisione normativa e valorizzazione dei territori.

LA NUOVA MAPPA DEI COMUNI MONTANI

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Nel Lazio la revisione determina un saldo regionale pari a −28 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Frosinone (−18), seguita da Roma (−11) e Latina (−11). Più contenute le variazioni nella provincia di Viterbo, che registra invece un saldo positivo (+12), mentre Rieti mantiene un equilibrio tra comuni che escono e comuni che entrano.

Nel Frusinate escono Anagni, Arce, Ausonia, Boville Ernica, Cassino, Castelnuovo Parano, Castro dei Volsci, Castrocielo, Ceccano, Colfelice, Falvaterra, Ferentino, Fontana Liri, Pico, Piedimonte San Germano, Pontecorvo, Roccasecca, Sant’Andrea del Garigliano, Villa Santa Lucia e Villa Santo Stefano; entrano Broccostella e Isola del Liri. Nel territorio di Latina escono Castelforte, Gaeta, Monte San Biagio, Priverno, Prossedi, San Felice Circeo, Sermoneta, Sezze, Sonnino, Sperlonga e Terracina. In provincia di Rieti escono Montebuono, Poggio Catino, Poggio Mirteto e Torri in Sabina, mentre entrano Frasso Sabino, Poggio Nativo, Poggio San Lorenzo e Toffia. Nella Città metropolitana di Roma perdono la classificazione Allumiere, Colonna, Frascati, Gallicano nel Lazio, Guidonia Montecelio, Marcellina, Marino, Monte Compatri, Olevano Romano, Roma, San Cesareo, Sant’Angelo Romano, Tivoli, Tolfa e Zagarolo; entrano Cave, Labico, Lariano e Nemi. Nel Viterbese escono Soriano nel Cimino, Vetralla, Viterbo e Vitorchiano, mentre entrano Bagnoregio, Barbarano Romano, Bassano Romano, Bolsena, Capodimonte, Capranica, Carbognano, Celleno, Cellere, Farnese, Lubriano, Montefiascone, Oriolo Romano, San Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino e Vejano.

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LE CONSEGUENZE DELLA RIFORMA: 

Riduzione delle risorse
Possibile perdita di accesso a fondi dedicati (nazionali ed europei)
Ridimensionamento di contributi e agevolazioni specifiche per la montagna
Impatti amministrativi e istituzionali
Esclusione di alcuni Comuni da strumenti e politiche per le aree montane
Incertezza sulla governance e sul coordinamento tra Stato e Regioni
Minore integrazione con le politiche per i piccoli Comuni
Effetti sullo sviluppo territoriale
Rischio di rallentamento di progetti locali e investimenti
Maggiore difficoltà nella programmazione a medio-lungo termine
Possibile aumento delle disuguaglianze tra territori
Conseguenze socio-demografiche
Ulteriore spinta allo spopolamento
Indebolimento del tessuto economico locale
Perdita di servizi essenziali nelle aree interne
Impatti su identità e tutela
Minore riconoscimento delle specificità dei territori montani
Ridotta capacità di tutela ambientale e culturale
Approccio percepito come troppo tecnico (geomorfologico) e poco socio-economico
Effetti nel breve vs lungo periodo
Breve periodo: salvaguardia parziale grazie alla fase transitoria (2025)
Lungo periodo: rischio di effetti strutturali negativi se non corretti

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In sintesi, la preoccupazione espressa anche dal presidente Achille Bellucci riguarda soprattutto il rischio di uno squilibrio tra la revisione normativa e la reale capacità di garantire, nel tempo, un sostegno efficace e continuativo ai territori montani.

 

 

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