Se l’addio di Sergio Crescenzi e Marco Ferrara aveva rappresentato un terremoto, quello che sta accadendo in queste ore assume i contorni della disfatta totale per Fratelli d’Italia. Non c’è stato nemmeno il tempo di metabolizzare la perdita della maggioranza relativa in aula, che per il partito della Meloni arriva un colpo da ko tecnico: l’adesione a ‘Identità Frusinate’ di Franco Napoli, primo dei non eletti nella lista di FdI. Un passaggio che, unito ai retroscena sulla gestione del partito e al ‘congelamento’ di Fabio Tagliaferri, disegna un quadro di crisi profonda.
La manovra ‘blocca-seggi’ di Maria Rosaria Boschieri
L’ingresso di Napoli è un capolavoro tattico firmato dalla segretaria cittadina della civica, Maria Rosaria Boschieri. Fino a ieri, FdI poteva sperare in una parziale ‘remuntada’: se un consigliere eletto fosse diventato assessore, sarebbe subentrato il primo dei non eletti, recuperando il numero.
Ora la porta è sbarrata. Se domani uno tra Crescenzi e Ferrara entrasse in Giunta, a subentrare sarebbe sì Franco Napoli, ma sedendo tra i banchi di Identità Frusinate.

FdI resta inchiodato a 3 consiglieri (da 5 che erano) e perde ogni paracadute. Una ‘cannibalizzazione’ politica che ha visto la civica assorbire ben 4 figure dell’area meloniana (Crescenzi, Ferrara, Napoli e Paniccia, anche lui candidato alle scorse amministrative nella lista Fdi) in tempo record.
Dirigenza sul banco degli imputati: il caso Tagliaferri
Ma perché questo esodo? La responsabilità del crollo non viene attribuita al caso, ma a precise manovre strategiche della dirigenza locale, ritenute fallimentari. Secondo i ben informati, nel mirino c’è la linea tenuta nelle scorse settimane, alla quale avrebbe preso parte attiva anche il presidente di Ales Spa, Fabio Tagliaferri.
Le scelte attuate si sono rivelate un boomerang tale che il partito, ai livelli superiori, sarebbe intervenuto drasticamente. Si parla di una vera e propria ‘neutralizzazione’ politica di Tagliaferri, messo sostanzialmente all’angolo e depotenziato: l’ordine sarebbe quello di non seguire più le sue indicazioni per evitare che ulteriori ingerenze causino altre emorragie. Ma prima dell’intervento dei vertici ci sarebbe stata una vera e propria insurrezione ‘dal basso’: è allora che le voci di quanto stavano accadendo sarebbero arrivate nella Capitale. Una mossa difensiva disperata per arginare i danni.
L’operazione verità sul ‘Dicembre Nero’
È in questo clima di veleni che si legge la mossa di Crescenzi e Ferrara. Il loro passaggio alla civica non è solo riposizionamento, ma una ‘operazione verità’ per riaccreditarsi agli occhi dei cittadini.

I due consiglieri vogliono chiarire che la colpa dello strappo non è loro, ma di chi ha ordinato la strategia suicida di fine dicembre. In quell’occasione, il gruppo di FdI disertò in massa uno dei Consigli Comunali più importanti dell’anno. Un braccio di ferro inutile che fece infuriare il Sindaco Riccardo Mastrangeli, portandolo a ritirare le deleghe alle assessore del partito.
Quella “figuraccia” istituzionale, imposta dai vertici e oggi rinnegata dai fatti, è stata una delle gocce che ha fatto traboccare il vaso.
Allarme rosso: altre trattative in corso
Il quadro per FdI è desolante: numeri ridotti all’osso, dirigenza commissariata nei fatti e un ‘big’ come Tagliaferri in panchina. Ma l’incubo potrebbe non essere finito.

Voci insistenti di corridoio parlano di altre trattative in corso che potrebbero concretizzarsi nelle prossime ore. Se confermate, ‘Identità Frusinate’ e la lista del vicesindaco Scaccia (ormai un blocco granitico da 7 consiglieri più riserve) diventerebbero i padroni assoluti della maggioranza, lasciando a FdI solo le macerie da ricostruire.
La domanda che molti si pongono è: chi pagherà per dicembre? Ora che è chiaro che la strategia dello scontro con il Sindaco (e tutto ciò che ne è conseguito) ha portato solo alla perdita delle deleghe e alla fuga dei consiglieri. Chi si assumerà la responsabilità politica davanti agli elettori?


