Una platea ricca di persone quella che ha accolto lunedì l’autrice dell’ormai popolare libro ‘La Femminanza’, Antonella Mollicone, presso la Sala Consiliare del Comune di Giuliano di Roma.

Molti i lettori, altrettanti i curiosi e diversi i cittadini che hanno voluto omaggiare con la loro presenza una penna fine e ‘sfacciata’ allo stesso tempo, che, con le sue storie di memoria comune, ha scosso ricordi e coscienze dei più, rinvigorendo quel profondo senso di appartenenza terragna alle proprie origini.
Accolta e presentata dal consigliere comunale Josephine Carinci, l’autrice ciociara si è lasciata trasportare dal racconto ed avvolgere dalle riflessioni e dalle domande degli astanti.

Ha ripercorso i punti salienti del suo lavoro, enfatizzando l’importanza delle origini del dialetto, come linfa dell’albero della vita, come linguaggio radicato, come archetipo e principio di verità. E poi la Cerchia, il mistero e la magia che la avvolgono, il senso di identità, di appartenenza e di collettività, il privilegio dell’accoglienza e della protezione. E poi ancora, il rito e la ritualità delle donne che si incontravano per buttare fuori tutto ciò che di nero poteva esistere.
Carismatico, magico ed affascinante il senso di indipendenza e di affermazione delle donne della Cerchia, come precursore di un Femminismo imperante avvenuto molti anni dopo.

Mentre il Patriarcato era nelle leggi, la Femminanza si imponeva come forza selvaggia. Le femmine di un tempo, né addomesticate, né addomesticabili, erano modelli precursori delle donne di oggi. L’appartenenza alla Cerchia, una forza ancestrale ed un prezioso filo di memoria.
Fuori il cattivo, dentro il buono, la solidarietà, l’aiuto, la protezione, fuori il nero, dentro l’anima sana. Ognuna come poteva, ogni donna a suo modo, ognuna con una forma diversa d’aiuto, ma pur sempre in virtù di quel profondo legame di protezione e di solidarietà che forse oggi vacilla e che dovrebbe essere rinvigorito ritrovando quelle preziose tracce di memoria che le donne di un tempo hanno lasciato come impronte perpetue.




