“Innovazioni e sostenibilità: le banche per lo sviluppo dell’Italia”. Temi importanti, dibattito stimolante e una grandissima partecipazione per la tavola rotonda organizzata da Banca Popolare del Cassinate per celebrare il primo anniversario dell’apertura della filiale di Roma. L’evento si è tenuto martedì scorso nella Sala delle Colonne dell’Università Luiss Guido Carli a Roma. Sono intervenuti il Rettore dell’Università Luiss Paolo Boccardelli, il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli, il Presidente di Assopopolari Vito Primiceri, il Prof. Mauro Comana e il Presidente della BPC Prof. Vincenzo Formisano. A moderare l’incontro la giornalista del Sole 24 Ore Laura Serafini.
Tanti gli ospiti che hanno partecipato all’incontro: il segretario generale dell’Associazione Nazionale fra le Banche popolari Giuseppe De Lucia Lumeno, il Vicedirettore Generale Vicario dell’ABI Gianfranco Torriero, Luigi Abete, Past President Luiss e Confindustria e Giancarlo Abete, Presidente di Fidimpresa Italia, il Presidente della Corte dei Conti Tommaso Miele, il Direttore Generale del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi Alfredo Pallini, il Presidente di Unindustria Frosinone Corrado Savoriti, l’Ing. Filippo Tortoriello, Presidente ed Amministratore Delegato di Gala, il Commissario straordinario del Consorzio Industriale Lazio Raffaele Trequattrini, e molti altri.
Presente, naturalmente, il Direttore Generale della BPC Roberto Caramanica, il vicedirettore Generale Walter Pittiglio, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale.
Al termine del dibattito il Presidente della Popolare del Cassinate, il professor Vincenzo Formisano, ha innanzitutto espresso un desiderio: che la BPC resti una banca popolare, autonoma e di territorio. “Se è vero che l’impresa bancaria, come le grandi imprese, dovrebbe raggiungere le economie di scala per avere efficienza, le piccole banche – ha spiegato – non possono percorrere autonomamente questa strada e devono puntare a sinergie e partnership. Le piccole banche raggiungono le economie di scala percorrendo una strada diversa rispetto alle grandi banche. Ma ciò che conta è l’obiettivo”.

Ha aggiunto: “Per quanto riguarda le aggregazioni, la riflessione dovrebbe spostarsi da una dimensione quantitativa ad una qualitativa: ad esempio, le scelte strategiche e la coerenza tra la dimensione e il modello di business. La piccola banca non deve imitare la grande banche, ma conservare la sua specificità. Questo non significa che la banca di territorio è una banca in cui è la relazione personale che genera l’accesso al credito, ma ci sono comunque regole e processi rigorosi. Il problema è qualitativo: occorre una governante adeguata e corretta. Inoltre contano non solo tecnologia e innovazione, ma anche le risorse umane che sono decisive e strategiche. Nel rapporto banca-cliente c’è un rapporto fiduciario, una relazione che elimina le asimmetrie informative. L’apertura di una filiale BPC a Roma è stata proprio la scommessa di portare in una grande città una banca nella quale al centro ci fosse la relazione personale”.
L’incontro si è concluso con un brindisi e con la soddisfazione di una doppia scommessa vinta: il successo nel primo anno di vita della filiale di Roma e di una tavola rotonda che ha dato a tutti moltissimi stimoli e diverse occasioni di riflessione.


