A pochissime decine di minuti dallo scadere dell’ultimatum fissato dal sindaco Riccardo Mastrangeli, la politica frusinate assiste all’ennesimo cortocircuito. Mentre l’aula di Palazzo Munari necessita con urgenza di un Presidente del Consiglio comunale per restituire piena operatività e agibilità democratica all’assise, dai vertici nazionali e regionali dei partiti arrivano esternazioni che appaiono del tutto scollegate dalla realtà amministrativa del territorio.
Le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dal vicesegretario della Lega Claudio Durigon — che ha sposato la linea del coordinatore di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini sull’incompatibilità dei “vannacciani” nella coalizione di centrodestra — vanno chiamate con il loro nome: una digressione tattica del tutto fuori tempo e fuori luogo.
La realtà dell’aula: la priorità si chiama stabilità, non perimetro ideologico
Sostenere che una vicenda amministrativa locale debba allinearsi istantaneamente ai ridimensionamenti o ai veti nazionali tra sigle e correnti significa ignorare lo stato dell’arte del Comune di Frosinone. In questo preciso momento non si sta discutendo della composizione ideologica di una nuova coalizione di governo o di equilibri di potere strategici per i prossimi anni. La partita concreta è un’altra: l’elezione della seconda carica del Comune, necessaria a far ripartire la macchina consiliare.
In un’assise di 33 consiglieri, la matematica amministrativa è spietata e pragmatica: servono 17 firme e 17 voti convergenti per eleggere il nuovo Presidente del Consiglio comunale e dare continuità all’amministrazione.
Se, come emerge dalle ultime indiscrezioni e dal quadro presenze delle ultime ore, i numeri per l’elezione ci sono e la soglia dei 17 componenti pronte a sostenere la figura istituzionale è raggiungibile, non c’è alcun motivo di farsi paralizzare dai veti incrociati di Roma o dalle direttive catapultate dall’alto che non tengono in considerazione della realtà e delle esigenze del territorio e che, magari, sono improntate a favorire i più vicini ai vari ‘cerchi magici’.
Per un sindaco intransigente: la risposta corretta è il pugno duro
Assecondare passivamente i diktat del nazionale in queste ore concitate significherebbe imboccare la strada verso il baratro: un fallimento dei numeri, la caduta della consiliatura e il conseguente arrivo di un commissario prefettizio. Un’eventualità che rappresenterebbe una vera e propria follia amministrativa, un danno incalcolabile per il capoluogo e per i cittadini, abbandonati a mesi di blocco e gestione ordinaria proprio nel momento in cui servono decisioni e investimenti sul territorio.
Un primo cittadino che ha a cuore le sorti della propria città deve saper distinguere le scaramucce della politica politicante dalla governance reale. Per questo motivo, di fronte al countdown in scadenza, la risposta di Riccardo Mastrangeli e dell’amministrazione deve essere ferma e intransigente.
- Andare avanti sul binario tracciato – Continuare sulla linea politica già individuata giorni fa, ossia procedere all’elezione del Presidente del Consiglio comunale senza farsi distrarre dal rumore di fondo dei leader nazionali.
- Esercitare la vera leadership – Dimostrare che la guida del Capoluogo si decide a Frosinone e nell’interesse dei frusinati, opponendosi a logiche di bandiera che rischiano di far saltare il banco per puri posizionamenti di partito.
- Prendere atto dei numeri in aula – Se tra maggioranza e minoranza si trova la sintesi per raggiungere la quota di 17 voti necessari al funzionamento degli organi democratici, l’atto va compiuto con decisione.
Il coraggio di scegliere il territorio
Le uscite di Durigon e le prudenze di Fratelli d’Italia appaiono sostanzialmente irrilevanti rispetto all’urgenza del momento. Se i numeri per garantire il funzionamento dell’ente ci sono, cedere alla paura dei diktat esterni significherebbe condannare Frosinone all’instabilità.
Il Consiglio comunale deve essere completato, la macchina deve proseguire il proprio lavoro e la città non può essere consegnata allo sbando di un commissariamento. A pochi minuti dall’ora X, al Sindaco e alle forze responsabili in aula si chiede una sola cosa: il coraggio del pugno duro per difendere la governance e la dignità amministrativa di Frosinone.


