C’è una figura mitologica che popola le stradine di Frosinone Alta: l’incontentabile di professione. È quel cittadino che, affacciandosi alla finestra su una Piazza Turriziani straripante di gente in un giovedì sera qualsiasi, riesce comunque a scorgere un’ombra di desolazione. È colui che, davanti all’ennesimo taglio del nastro di un’attività commerciale, sospira nostalgico evocando un medioevo indefinito in cui “almeno si stava tranquilli”. E che, di fronte a un topolino di passaggio o a uno schiamazzo serale — eventi che farebbero sorridere persino i residenti di Trastevere o di Brooklyn — alza le mani al cielo gridando al degrado globale e all’abbandono delle istituzioni.
Viene da chiedersi: ma dove vivono, o meglio, cosa guardano davvero questi irriducibili del pessimismo?
Perché se si aprono gli occhi e si leggono i numeri — quelli reali, messi nero su bianco dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e registrati negli atti notarili — la narrazione del “centro storico defunto” scricchiola fino a frantumarsi. Il primo semestre del 2025 ha fatto registrare un clamoroso +100% nelle compravendite immobiliari rispetto all’anno precedente, seguito da una crescita delle quotazioni al metro quadro e da proiezioni per il secondo semestre che parlano di un ulteriore balzo del +7,1% nelle quotazioni. Tradotto in italiano semplice: la gente vuole tornare a vivere ‘in collina’, vuole comprare casa qui, vuole investire. Un fenomeno chiaramente visibile anche a occhio nudo: basta guardare la quantità di nuove coppie e giovani che stanno scegliendo proprio Frosinone Alta per mettere radici. Tra questi spiccano i tanti ragazzi tra i 25 e i 35 anni, compresi i cosiddetti ‘figli di papà’, che decidendo di andare a vivere da soli o con la propria compagna hanno puntato dritti a un immobile nel centro storico, trasformandolo nell’indirizzo più ambito e di tendenza della città.

E il commercio non è da meno. Negli ultimi dodici mesi Frosinone Alta ha visto una fioritura di saracinesche alzate che non si ricordava da decenni: dal ristorante Radici nella cornice della riqualificata piazza principale, al Gipo Club in piazza Valchera, passando per il nuovo B&B Piuma. Fino ad arrivare, soltanto pochi giorni fa, all’inaugurazione di Step Up in via Aonio Paleario, negozio dedicato all’abbigliamento sportivo, acclamato con un abbraccio corale di commercianti e residenti in festa. Senza dimenticare il trasferimento della Camera di Commercio, la linfa vitale portatale dai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti, l’apertura del Parco San Francesco e l’imminente rilancio delle 18 arcate dei Piloni, già sommerse da oltre 20 manifestazioni di interesse.
Eppure, il coro delle lamentele resiste.

E allora, a questi paladini del mugugno perenne, andrebbe prescritta una cura d’urto molto semplice: una gita a Frosinone Bassa. O, meglio ancora, una chiacchierata con chi vive o gestisce un’attività lungo la centralissima via Aldo Moro.
Fino a pochi anni fa, via Moro era il Re Mida della città: la vasca per eccellenza, lo ‘struscio’ obbligatorio, il metro quadro d’oro dove affitti alle stelle e negozi di griffe dettavano legge. Oggi, proprio le persone che abitano e lavorano nella zona bassa ti raccontano una storia diametralmente opposta. Parlano di un’inversione di marcia epocale, di un’area che soffre il peso di una concorrenza che non si aspettava e che vede il baricentro sociale ed economico della città spostarsi inesorabilmente verso l’alto. Nella parte bassa della città hanno capito perfettamente cosa sta succedendo: Frosinone Alta sta attraendo persone, giovani, famiglie, eventi e capitali.

Questo capovolgimento non è piovuto dal cielo. È il frutto di una strategia di rilancio a lungo termine iniziata con la precedente Amministrazione Ottaviani e portata avanti con determinazione nei quattro anni della giunta Mastrangeli, forte di un lavoro capillare (e di un assessorato dedicato) guidato da Rossella Testa. Con il recupero di Piazza Turriziani — trasformata nel vero salotto buono, punto di ritrovo costante della città — e con la riapertura del Teatro Vittoria, la parte antica della città si è ripresa ciò che per decenni le era stato tolto.
Certo, i nodi da sciogliere non mancano e le criticità reali ci sono: i problemi principali, diciamo la verità, rimangono essenzialmente due, ovvero la questione dei parcheggi e le note traversie legate all’ascensore inclinato. Temi sui quali l’Amministrazione si sta mobilitando per trovare soluzioni definitive. Ma da qui a definire la zona morta o abbandonata, ce ne corre.

A questo punto la domanda sorge spontanea: perché continuare a negare l’evidenza?
La risposta oscilla tra due ipotesi. La prima è una pigrizia mentale tutta nostrana, quel classico e un po’ provinciale tic per cui “l’erba del vicino è sempre più verde” (anche quando il vicino ti sta dicendo che l’erba gli si sta seccando sotto i piedi). La seconda, forse più maligna ma tristemente verosimile, è la speculazione politica: la necessità di dover criticare a prescindere per csrcare di portare l’opinione pubblica da un’altra parte, anche a costo di smentire ciò che ogni sera si vede passeggiando per strada.

Fortunatamente, la memoria non è un optional. Chiunque ricordi com’era il centro storico dieci o quindici anni fa — una cattedrale nel deserto dopo le otto di sera — sa benissimo che oggi parliamo di un’altra città. Frosinone Alta non è più una zona in parabola discendente; è tornata a essere la Testa e il Cuore della città. E a chi ancora si ostina a non volerlo vedere, non resta che augurare una buona passeggiata. Magari partendo proprio da Piazza Turriziani, tra un aperitivo e una chiacchierata: scoprirà che la realtà, fuori dalle polemiche pretestuose, è decisamente più viva che mai!


