HomePoliticaFrosinone - Chi ha visto la segreteria cittadina di Fratelli d’Italia?

Frosinone – Chi ha visto la segreteria cittadina di Fratelli d’Italia?

Mentre il consigliere Fanelli tenta il suicidio assistito dell'Amministrazione, il primo partito d'Italia batte il record d'immobilismo

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Sono trascorsi ormai dieci giorni da quando la firma del consigliere comunale Paolo Fanelli è apparsa in calce all’esposto inviato alla Prefettura e al Ministero dell’Interno per chiedere lo scioglimento del Consiglio comunale di Frosinone. Dieci giorni di bocche cucite, di imbarazzati sguardi altrove, di assoluto e assordante nulla operativo. Un lasso di tempo fin troppo lungo che lascia trasparire senza ombra di dubbio che da parte di Fratelli d’Italia non verrà fatto proprio niente.

Nello scenario politico di Palazzo Munari, la vicenda ha assunto i contorni del grottesco. Che un consigliere di maggioranza, eletto tra le fila dell’alleanza di Centrodestra a sostegno del sindaco Riccardo Mastrangeli, decida di sottoscrivere con le opposizioni un atto finalizzato al siluramento della sua stessa amministrazione rappresenta già di per sé un’anomalia istituzionale senza precedenti. Ma a fare davvero notizia non è più soltanto la scorribanda della ‘scheggia impazzita’ Fanelli — sceso in piazza coi manifesti, candidato ombra alla presidenza dell’aula ed evitante persino di fronte ai richiami dei vertici regionali a Roma.

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A far rumore è la clamorosa evanescenza della segreteria cittadina di Fratelli d’Italia, rimasta a guardare in maniera silente, inerte e quasi rassegnata lo spettacolo della propria disfatta interna.

Un partito da record nazionale, un fantasma in municipio

Il paradosso politico è sbalorditivo. Fratelli d’Italia, la forza egemone nel Paese, l’espressione del Governo di Roma e della Regione Lazio, nel capoluogo ciociaro si scopre di cristallo. Incapace di esercitare la minima disciplina di partito, incapace di imporre una linea, incapace persino di prendere una posizione pubblica almeno di censura (se non di espulsione) di fronte all’atto più eversivo che un proprio esponente possa compiere verso la coalizione di appartenenza: chiedere la fine anticipata della consiliatura.

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Com’è possibile che la leadership locale del primo partito d’Italia si riduca a fare la comparsa muta in un dramma che rischia di far sprofondare il centrodestra locale nel caos?

La prolungata assenza di decisioni a dieci giorni dai fatti non è più interpretabile come una ‘pausa di riflessione politica’ o una trattativa al coperto. È, nei fatti, una resa incondizionata. Il silenzio della segreteria di Frosinone somiglia drammaticamente all’ammissione di una totale irrilevanza strategica.

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L’assoluta impotenza politica

Di fronte a un quadro simile, il giudizio politico sulla segreteria cittadina non lascia spazio a molte attenuanti, tracciando il profilo di un gruppo dirigente locale inadeguato rispetto alla forza del simbolo che rappresenta.

La segreteria cittadina non ha gli strumenti né la forza di fermare o sanzionare Fanelli? Se così fosse, il partito a Frosinone sarebbe una scatola vuota, dove ognuno risponde solo a se stesso e le decisioni dell’organo cittadino valgono meno dello zero.

Da tutta questa storia, l’immagine che ne esce devastata è quella di Fratelli d’Italia Frosinone. Se un partito da percentuali bulgare a livello nazionale non riesce a gestire una crisi interna di un singolo consigliere nel capoluogo, con quale credibilità si intende guidare i processi complessi della provincia o della regione?

Il prezzo dell’immobilismo

Il tempo degli alibi è ampiamente scaduto. Far finta di niente per dieci giorni sperando che la polvere si depositi sotto il tappeto è una tattica da vecchia politica, inefficace di fronte a un esposto inviato al Ministero dell’Interno.

Mentre il sindaco Mastrangeli cerca disperatamente di ricucire la maggioranza tra equilibri precari, Fratelli d’Italia si conferma l’anello debole della catena politica cittadina: imponente sui tabelloni elettorali, inconsistente e del tutto inutile nei momenti in cui servirebbero polso, leadership e chiarezza di visione.

Se la segreteria cittadina non troverà la forza di uscire dal proprio torpore con un gesto di responsabilità politica reale, il giudizio della piazza politica ciociara rischia di essere già scritto: Frosinone resta un feudo dove il partito leader della nazione non governa, non incide e, peggio ancora, tace.

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Redazione
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