Battuta d’arresto nell’ultima seduta del Consiglio provinciale di Frosinone. Il Presidente dell’Ente, Luca Di Stefano, ha scelto di ritirare l’ordine del giorno relativo all’approvazione del Documento Unico di Programmazione (DUP), evitando così un voto contrario che avrebbe certificato l’assenza dei numeri necessari a sostegno della proposta nell’assise di Palazzo Jacobucci.
La decisione è maturata a seguito della netta presa di posizione di un folto gruppo di consiglieri — tra cui Stefano D’Amore, Simone Paris, Andrea Amata, Luca Zaccari, Gianluca Quadrini, Pasquale Cirillo ed Enzo Salera — fermi nel contestare la metodologia seguita nella predisposizione dell’atto strategico dell’Ente.
Metodo e concertazione: il nodo del DUP
Il Documento Unico di Programmazione non rappresenta una semplice delibera burocratica o una formalità tecnica, bensì il pilastro su cui si fonda l’intera architettura amministrativa della Provincia. Al suo interno vengono infatti delineati gli indirizzi strategici, stabilite le priorità d’intervento, quantificate le risorse finanziarie e programmati i tempi di realizzazione delle opere pubbliche e dei servizi territoriali.
Proprio in virtù della valenza politica di questo strumento, l’aula ha sottolineato l’esigenza di una condivisione preventiva. Secondo le argomentazioni sollevate dai consiglieri, la programmazione dell’Ente necessita di un percorso partecipato e di un confronto aperto tra le varie componenti politiche, evitando che documenti cruciali vengano presentati all’aula per la sola ratifica finale.
Nodo commissioni e riapertura del dialogo
Accanto alla discussione sui contenuti del DUP, il dibattito consiliare ha fatto emergere con forza un ulteriore elemento di criticità: il ritardo nell’insediamento e nell’attivazione delle commissioni consiliari permanenti. Gli organismi di commissione rappresentano infatti la sede naturale nella quale i consiglieri possono esercitare appieno il proprio ruolo di proposta, analisi approfondita e controllo degli atti amministrativi.
Di fronte a un quadro d’aula non favorevole e cogliendo i segnali emersi dal dibattito, il Presidente Di Stefano ha optato per un passaggio di responsabilità istituzionale, ritirando temporaneamente il punto all’ordine del giorno. L’obiettivo dichiarato è quello di avviare una fase di concertazione che consenta di integrare e perfezionare il documento programmatico con il contributo attivo di tutte le forze consiliari.
Un primo effetto concreto del nuovo corso si è registrato immediatamente a margine del Consiglio: i capigruppo si sono riuniti con la Presidenza per definire il quadro delle commissioni consiliari, passaggio propedeutico a renderle pienamente operative nei prossimi giorni. La seduta di Palazzo Jacobucci segna così un punto d’inflessione nelle dinamiche d’aula, ribadendo la centralità del Consiglio provinciale e del dialogo politico nelle decisioni strategiche per il territorio.


