Il muro dell’amministrazione Mastrangeli inizia a mostrare le prime crepe sotto i colpi di una protesta popolare che, nelle ultime ore, ha assunto i contorni di una vera e propria rivolta urbana. Dopo che le ‘corsie verdi’ del Bus Rapid Transit (BRT) hanno cancellato, nel giro di una notte, decine di posti auto in via Don Minzoni e via Sacra Famiglia, nella zona Scalo del capoluogo, il grido d’allarme dei residenti e dei commercianti dello Scalo è arrivato forte e chiaro nelle stanze del Palazzo. E la risposta, giunta tramite un comunicato ufficiale, somiglia molto a una parziale, ma significativa, retromarcia.
Il quartiere in ginocchio: l’errore di valutazione
Come documentato dalle immagini dell’edizione odierna del nostro settimanale cartaceo Tu News, il quartiere Scalo è precipitato nel caos. L’avvio dei cantieri ha eliminato di colpo circa 60 parcheggi in via Sacra Famiglia e altri 15 in via Don Minzoni, trasformando la ricerca di un posto auto in un’impresa impossibile e mettendo a serio rischio la sopravvivenza delle attività commerciali storiche.
La stampa, compatta nel dare voce alla disperazione dei cittadini, ha evidenziato quello che appare come un clamoroso errore di programmazione: l’amministrazione sembra aver sottovalutato l’impatto devastante di un sistema di mobilità calato dall’alto senza aver prima garantito le infrastrutture di sosta alternative. “Prima dovevano essere realizzati nuovi posti auto”, è il coro che si leva dalle strade.

Il Comune corre ai ripari: verifiche tecniche e nuovi stalli
Di fronte a una città che non accetta di essere sacrificata sull’altare di un progresso non condiviso, la giunta Mastrangeli è stata costretta a rivedere le proprie posizioni. Il tono del recente comunicato comunale, pur difendendo la scelta “strategica” del BRT, rivela una ricerca affannosa di soluzioni per placare gli animi.
Il Settore Mobilità, in sinergia con la Polizia Locale, ha fatto sapere di essere impegnato in “verifiche tecniche” per valutare la possibilità di mantenere gli stalli esistenti in via Don Minzoni. Un annuncio che suona come un ammissione implicita: la cancellazione totale inizialmente prevista era forse un azzardo eccessivo. Parallelamente, in via Sacra Famiglia, si tenta di metterci una pezza annunciando la realizzazione di 12 nuovi posti auto, una cifra che però appare ancora irrisoria rispetto ai 60 appena rimossi.

Una pianificazione monca
Le dichiarazioni del Sindaco Mastrangeli e del vicesindaco Scaccia, che parlano di “equilibrio tra innovazione e vivibilità”, si scontrano con la realtà di un “cantiere infinito” che sta distruggendo l’economia locale. Se il BRT deve essere la “spina dorsale” della città, al momento sembra aver spezzato quella del commercio di vicinato.
La retromarcia dell’Amministrazione, seppur parziale, dimostra che le scelte sono state ponderate male in fase di progettazione. La mancanza di un piano parcheggi preventivo è il peccato originale di un’opera che, nata per ridurre l’inquinamento, rischia di desertificare una delle zone più complesse di Frosinone.
Il 30 giugno l’ultima spiaggia
Mentre gli assessori Sulli e Scaccia provano a rassicurare su “soluzioni equilibrate”, i cittadini restano scettici. Il 30 giugno, data prevista per la fine dei lavori, è segnata sul calendario come il termine ultimo per capire se la città riuscirà davvero a digerire questa nuova mobilità o se i sacrifici imposti ai commercianti saranno stati vani. Per ora, l’unica certezza è che la protesta ha vinto la prima battaglia, costringendo il Comune a tornare sui propri passi e a riconsiderare una viabilità che, sulla carta, sembrava ignorare la vita reale dei cittadini.


