mercoledì 15 Aprile 2026
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Profanazioni nelle chiese, l’arcivescovo Santo Marcianò invita alla vigilanza e alla fede

Dopo i recenti atti vandalici, appello a sacerdoti e fedeli: più attenzione nella custodia dei luoghi sacri, collaborazione con le autorità e una risposta fondata su preghiera, mitezza e unità spirituale

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Un clima di preoccupazione e dolore attraversa le due diocesi di Frosinone e Alatri,  dopo una serie di atti di profanazione che hanno colpito diversi luoghi di culto. A intervenire con un messaggio rivolto a sacerdoti e fedeli è l’arcivescovo Santo Marcianò, che in una lettera richiama la comunità ecclesiale alla prudenza, alla vigilanza e soprattutto alla forza della fede.

Nel comunicato, Marcianò esprime innanzitutto il turbamento condiviso: vedere chiese violate e simboli religiosi danneggiati rappresenta una ferita profonda per i credenti. Tuttavia, l’arcivescovo invita a non lasciarsi sopraffare da allarmismi o giudizi affrettati, sottolineando come spetti alle autorità competenti fare chiarezza sui fatti. Un ringraziamento esplicito viene infatti rivolto alle Forze dell’Ordine, impegnate nelle indagini.

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Il cuore del messaggio è un appello concreto alla responsabilità quotidiana. Ai sacerdoti e ai fedeli viene chiesto di aumentare l’attenzione nella custodia degli edifici sacri, di prendersi cura con maggiore dedizione di tabernacoli e arredi liturgici e di collaborare attivamente segnalando eventuali situazioni sospette. La vigilanza, dunque, non come forma di paura, ma come espressione di cura e presenza.

Ma il richiamo dell’arcivescovo va oltre la dimensione materiale. Gli atti vandalici, per quanto gravi, diventano occasione di riflessione spirituale: la fede non può essere intaccata da gesti distruttivi. “Se le mani possono scalfire il gesso o il legno, non devono poter intaccare la solidità della nostra speranza”, scrive Marcianò, invitando a riscoprire il significato più profondo della comunità cristiana.

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Tra le indicazioni offerte, emerge con forza il valore della preghiera condivisa, in particolare attraverso momenti di adorazione come risposta alle offese subite. Allo stesso tempo, viene ribadita la necessità di testimoniare mitezza e coerenza evangelica, evitando reazioni di rabbia o tensione.

Infine, l’arcivescovo richiama l’immagine delle “Pietre Vive”: i fedeli stessi sono il vero tempio da custodire, attraverso la comunione fraterna e la fede nel cuore. È un invito a non fermarsi alle mura ferite delle chiese, ma a rafforzare ciò che le rende vive: la comunità.

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Il messaggio si chiude con una nota di speranza: nonostante le ombre, la luce del Signore – ricorda Marcianò – continua a brillare più forte di qualsiasi oscurità.

 
 
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