In politica, il risultato finale spesso copre le tracce del percorso fatto per ottenerlo. Pasquale Cirillo festeggia oggi un prestigioso primo posto, nella lista di Forza Italia, alle elezioni Provinciali, un traguardo che lo pone in una posizione di forza nel Centrodestra. Eppure, tra i festeggiamenti e la dedica polemica a Francesco Lavalle (l’ex sindaco di San Giorgio a Liri), emerge un’amnesia strategica che merita di essere analizzata.
Cirillo ha usato la figura di Lavalle come un ‘macigno’ da scagliare contro la Lega, accusata di averne decretato la caduta. Ma nel suo racconto manca un protagonista essenziale: il Partito Democratico.
Il ‘soccorso rosso’ dietro il primo posto
Perché Cirillo evita di ricordare che a far cadere Lavalle, insieme alla Lega, c’era anche il PD? La ragione è squisitamente numerica e legata a doppio filo proprio al suo recente trionfo.
Stando ai rumors insistenti che arrivano dal Comune di Frosinone, l’unico partito ad aver compattamente sostenuto la sua candidatura alle Provinciali è stato proprio il PD. I conti sono presto fatti: dei 6 voti ponderati di fascia alta raccolti nel capoluogo, solo 2 sono ‘di casa’ (Cirillo e Scaccia) e 2 arrivano dalla civica ‘Futura’. Gli altri 2 voto arrivano da consiglieri democrat, che avrebbero scelto di votare proprio lui.
La matematica del primato
Questi voti non sono stati un semplice contorno, ma la chiave di volta del suo successo. Quei 638 voti ponderati di Frosinone, sommati ad altre preferenze pescate nel centrosinistra di vari piccoli Comuni della provincia, hanno permesso a Cirillo di scavalcare tutti e piazzarsi al primo posto.
Ed è qui che la matematica si fa politica: senza l’appoggio del PD, Cirillo sarebbe quasi certamente arrivato secondo, finendo alle spalle di Valter Tersigni e, di fatto, non venendo eletto. In sostanza, il PD non è stato un semplice spettatore, ma il grande elettore che gli ha consegnato la medaglia d’oro.
Una verità a corrente alternata
Ecco svelato il motivo per cui Cirillo, parlando della crisi di San Giorgio a Liri, ‘dimentica’ le ‘colpe’ dei dem. Attaccare il PD come responsabile della caduta di Lavalle significherebbe ammettere di aver costruito la propria scalata al Palazzo Iacobucci proprio sulle spalle di chi ha disarcionato il suo compagno di partito.
È la politica della realtà a piacimento: si punta il dito contro l’alleato-rivale (la Lega) per marcare il territorio, ma si stende un velo pietoso sul Pd perché i suoi voti sono stati decisivi per la vittoria. Ma in politica, oltre ai voti, servirebbe la sincerità: trasformare i carnefici di ieri nei propri alleati ombra di oggi è una mossa legittima, ma negarlo è un esercizio di stile che i fatti smentiscono categoricamente.
Oltre l’amnesia: un augurio di coerenza
L’avventura a Palazzo Iacobucci inizia così, sotto il segno di una spregiudicata “fantapolitica”. Non resta che augurare a Pasquale Cirillo un mandato all’insegna della chiarezza, con la speranza che, tra un impegno istituzionale e l’altro, ritrovi quella sincerità smarrita tra i banchi del centrosinistra.
Se il buongiorno si vede dal mattino, il rischio è che in Provincia la coerenza diventi un lusso e la verità un optional da sacrificare sull’altare del pallottoliere. Buona fortuna, consigliere: ne avremo bisogno un po’ tutti.


