Doveva essere l’operazione del riscatto, il ‘passepartout’ per blindare un seggio alle prossime Regionali. Si è rivelata, invece, l’ennesima operazione a perdere. Massimiliano Tagliaferri, Presidente del Consiglio comunale di Frosinone, esce dalle urne delle Provinciali di ieri con le ali pesantemente tarpate e una strategia politica che sembra ormai ridotta a un cumulo di macerie.
Il miraggio dei quattro voti
Il piano del ‘gladiatore Max’ era ambizioso: portare in dote a Forza Italia almeno quattro voti di fascia alta (quelli del capoluogo, i più pesanti nel sistema ponderato) per sostenere la candidatura del sorano Valter Tersigni. Un’offerta sul piatto della segretaria provinciale Rossella Chiusaroli per accreditarsi come uomo forte degli azzurri e pretendere un posto d’onore nella corsa verso la Pisana.
Tuttavia, all’apertura delle urne, la realtà ha presentato un conto salatissimo: a Tersigni sono arrivati solo due voti dal capoluogo. Uno è certamente quello di Tagliaferri, l’altro, con ogni probabilità, quello del fedelissimo Carlo Gagliardi. Fine della trasmissione.
Tradimenti e manovre: il caso Bortone
A far mancare l’ossigeno all’operazione sono stati i franchi tiratori e le scelte personali. Giovanni Bortone, nonostante il clima di apparente distensione (le celebri ‘frasi d’amore’) mostrato nell’ultimo Consiglio comunale dopo mesi di scintille, ha scelto di non seguire il Presidente. Bortone avrebbe sì votato Forza Italia, ma dirottando la sua preferenza su un candidato della Valcomino per motivi personali, ignorando il diktat su Tersigni.
Ancor più bruciante il destino del quarto voto che Tagliaferri credeva di avere in pugno: la preferenza è finita dritta nel calderone della Lega, a dimostrazione di come la presa del Presidente sui consiglieri comunali sia ormai ai minimi storici.
Tensione a mezzanotte: urla nella stanza azzurra
L’esito deludente non è passato inosservato. I rumors di palazzo raccontano di un post-voto infuocato. Poco dopo la mezzanotte, negli uffici che ospitavano i vertici di Forza Italia, i toni della discussione tra Tagliaferri e gli altri rappresentanti azzurri (Rossella Chiusaroli in testa) si sarebbero alzati sensibilmente. Con soli due voti portati alla causa, la pretesa di un seggio blindato alle Regionali è svanita prima ancora dell’alba.
Un curriculum di operazioni a perdere
Non è la prima volta che il Presidente del Consiglio si lancia in manovre spericolate concluse nel nulla. Si ricorda ancora il tentativo, in asse con Fabio Tagliaferri, di scambiare un assessorato per il Polo Civico con voti per le scorse provinciali in orbita Fratelli d’Italia (il candidato doveva essere Franco Carfagna). Quell’operazione fu stoppata dal veto del vicesindaco Antonio Scaccia e costrince il Presidente dell’Ales alla ritirata per evitare una sconfitta certa. Ieri, infatti, Fabio Tagliaferri ha preferito giocare su altri tavoli, appoggiando insieme ad Alessia Savo il consigliere fiuggino Simone Paris.
L’isolamento politico
Da quando ha deciso di rompere gli ormeggi dal gruppo dell’onorevole Nicola Ottaviani, Massimiliano Tagliaferri sembra aver perso la bussola tattica. Il suo obiettivo di indebolire dall’interno l’amministrazione guidata da Riccardo Mastrangeli, per proporsi come nuovo leader dell’area moderata, si sta scontrando con la dura legge dei numeri.
Senza i voti necessari a spostare gli equilibri, il ‘gladiatore’ rischia di essere sempre più isolato e solo: troppo lontano dalla Lega di Ottaviani, ininfluente dentro Forza Italia e con un rapporto sempre più teso con la Giunta comunale. La domanda che circola ora nei corridoi di Piazza VI Dicembre è solo una: quale sarà la prossima mossa disperata?


