Il Comune di Arce ha aderito alla Giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, celebrata lo scorso 1° febbraio, promossa da ANCI e dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG).
Un gesto semplice ma dal forte valore civile
Per testimoniare la propria vicinanza a tutte le popolazioni colpite dai conflitti armati, l’Amministrazione comunale, su sollecitazione dell’assessore alle Politiche Sociali Bruna Gregori, ha disposto l’illuminazione di blu del Palazzo Municipale e l’esposizione dello striscione con l’appello “Stop alle bombe sui civili”, simbolo della campagna nazionale di sensibilizzazione.
Un gesto semplice ma dal forte valore civile, per ribadire un principio fondamentale del diritto internazionale umanitario: i civili non possono e non devono mai essere considerati un obiettivo militare.
Le parole del sindaco Luigi Germani
«Abbiamo voluto aderire a questa iniziativa – ha detto il sindaco di Arce, Luigi Germani – perché crediamo che anche una piccola comunità debba far sentire la propria voce di fronte alle tragedie che, ancora oggi, colpiscono milioni di persone nel mondo. Le guerre non sono mai lontane, entrano nelle nostre case attraverso le immagini, i racconti dei profughi, le storie di famiglie distrutte. La pace – ha aggiunto il primo cittadino – non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano che parte dall’educazione, dal rispetto dei diritti umani e dal rifiuto di ogni logica di violenza».

La Giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo: storia e cultura
La Giornata è stata istituita con la legge 25 gennaio 2017 n. 9 per conservare la memoria delle vittime civili di tutte le guerre e promuovere, secondo i principi dell’articolo 11 della Costituzione, la cultura della pace e il ripudio della guerra.
La data del 1° febbraio ricorda l’entrata in vigore, nel 1979, del testo unico sulle pensioni di guerra, con il quale per la prima volta le vittime civili vennero pienamente equiparate a quelle militari, riconoscendo loro pari dignità.


