È una doccia fredda quella che si abbatte sull’Amministrazione comunale di Frosinone e, di riflesso, su centinaia di famiglie del capoluogo. Il Giudice dell’Esecuzione del Tribunale di Frosinone ha infatti respinto il ricorso presentato dal sindaco Riccardo Mastrangeli, confermando lo scenario peggiore: la Scuola Media ad indirizzo Musicale ‘Pietrobono’ di via Puccini, nella zona Scalo, dovrà essere venduta all’asta. Ma il verdetto porta con sé una conseguenza ancora più pesante: l’ordine di liberare l’edificio dagli occupanti. Una decisione che mette a rischio la quotidianità di circa 500 studenti, attualmente suddivisi in 21 classi.
Il nodo giuridico e la sconfitta del Comune
Al centro della disputa c’è un complesso braccio di ferro legale. Il magistrato ha rigettato la richiesta di sospendere l’ordine di sgombero e la procedura esecutiva, smontando la strategia difensiva di Palazzo Munari. L’Amministrazione aveva tentato di blindare la scuola attraverso un provvedimento di ‘acquisizione sanante’, uno strumento previsto dalla normativa sulle espropriazioni per pubblica utilità, sostenendo che l’interesse pubblico consolidato rendesse legittimo il passaggio dell’immobile al patrimonio comunale (atto peraltro ritenuto valido dal Tar del Lazio sotto il profilo amministrativo).
Tuttavia, il giudice civile è stato di diverso avviso. Nelle motivazioni si legge che la questione della legittimità amministrativa non influisce sull’opponibilità dell’atto alla procedura esecutiva già in corso. In termini più semplici: l’acquisizione sanante produce effetti che non sono retroattivi. Poiché il pignoramento era già stato iscritto a tutela dei creditori, l’atto del Comune non può cancellarlo. Di conseguenza, l’edificio scolastico è considerato a tutti gli effetti ancora di proprietà privata e soggetto alla vendita forzata.
Un “pasticcio” nato negli anni Settanta
La vicenda odierna è il risultato di un errore burocratico che si trascina da cinquant’anni. L’edificio scolastico fu costruito negli anni ’70 su un terreno privato. Sebbene all’epoca fosse stata avviata una procedura di esproprio, questa non fu mai perfezionata con la necessaria trascrizione nei registri immobiliari.
Formalmente, quindi, il suolo è rimasto sempre nella disponibilità del proprietario originario. Quando quest’ultimo è stato coinvolto in una procedura esecutiva per debiti, il terreno – e con esso la scuola che vi sorge sopra – è finito nel mirino dei creditori.
Occupazione senza titolo e continuità didattica
Il Tribunale ha respinto anche le argomentazioni accessorie del Comune, che eccepiva l’incompetenza del giudice ordinario e invocava la tutela della continuità didattica per gli alunni. Secondo il provvedimento, l’ente pubblico occupa l’immobile di fatto “senza titolo” opponibile alla procedura, una situazione che si protrae da tempo senza che siano state trovate soluzioni alternative concrete, come la formalizzazione di un’indennità di occupazione o accordi transattivi con la curatela fallimentare.
Cosa succede adesso
L’asta resta confermata per il 18 febbraio 2026. Nonostante la fermezza sulla procedura di vendita, il giudice ha lasciato aperto un piccolo spiraglio per evitare il caos immediato: pur escludendo i presupposti per una sospensione urgente, si è detto disponibile a valutare in udienza ‘soluzioni organizzative’ legate alla conclusione dell’anno scolastico in corso.
L’obiettivo minimo, ora, è evitare che i sigilli scattino prima di giugno, permettendo ai ragazzi di terminare le lezioni. Ma il destino dell’edificio sembra ormai segnato: senza un accordo economico dell’ultimo minuto o un acquisto all’asta da parte dell’Ente stesso, la ‘Pietrobono’ cambierà padrone.


