venerdì 30 Gennaio 2026
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Lavoro, cresce in Ciociaria l’età media dei dipendenti: provincia al quinto posto in Italia e al primo nel Lazio

Il dato emerge dall'ultima indagine della Cgia ed è riferito al settore privato. Il comparto dell'edilizia è quello in cui il fenomeno è più evidente

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Cresce sensibilmente l’età media dei lavoratori del settore privato in provincia di Frosinone, che, stando all’ultima analisi effettuata dalla Cgia di Mestre (Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato) su dati del 2024, si attesta addirittura al 5° posto a livello nazionale. Il dossier parla chiaro: in Ciociaria (che è superata solo dalle province di Potenza, Terni, Biella e Massa Carrara) l’età media dei dipendenti del comparto privato è pari a 43,15 anni. Stime basate su una forza lavoro complessiva di 113.106 lavoratori, di cui 38.963 sono over 50 (pari al 34,4% del totale).

I dati del Lazio

Quinto posto nella graduatoria generale, quindi, e primo assoluto nel Lazio. Peggio della provincia di Frosinone fanno, nell’ordine: Roma (34esima) con un’età media dei dipendenti di 42,41 anni. Il totale dei lavoratori è 1.459.559 di cui 489.824 sono over 50 (pari al 3,6% del totale); Viterbo, che è 52esima con un’età media dei dipendenti di 42,12 anni. Il dato complessivo dei lavoratori è di 59.461, di cui 19.242 sono over 50 (pari al 32,4 del totale); Rieti, che si piazza al 56esimo posto nazionale: l’età media in questo caso è di 42,02 anni. Il totale dei lavoratori è di 30.043 unità, di cui 9.687 sono over 50 (pari al 32,2% del
totale); infine Latina, che occupa il 67esimo gradino della classifica nazionale con un’età media di 41,83 anni. Il totale dei lavoratori del ‘privato’ è di 137.100 unità, di cui 44.113 over 50 (corrispondenti al 32,2% del dato complessivo).

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Tutto ciò, comporta, in generale e ancor più per la provincia di Frosinone vista la sua performance che la vede, come detto, nelle prime cinque posizioni in tutta Italia, una conseguenza non trascurabile: vale a dire un faticoso ricambio generazionale e spazi sempre più ristretti per le nuove generazioni, costrette ad attendere tanto, troppo tempo, il proprio ‘turno’.

Il quadro in Italia

Nel 2024, ultimo anno per cui sono disponibili i dati, l’età media dei lavoratori dipendenti del settore privato presenti in Italia ha sfiorato i 42 anni, con un incremento di quattro anni rispetto al 2008, quando si attestava poco sotto i 38. Oggi un dipendente su tre ha superato la soglia dei cinquant’anni.

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Negli ultimi sedici anni l’aumento dell’età media di operai e impiegati è stato marcato e continuo; solo dal 2020 il dato ha mostrato una sostanziale stabilizzazione, senza tuttavia invertire la tendenza di fondo verso un progressivo invecchiamento della forza lavoro. Sul piano territoriale, le situazioni più critiche si registrano a Potenza, dove l’età media raggiunge i 43,63 anni, seguita da Terni (43,61) e Biella (43,53). Per contro, segnaliamo che le province italiane dove l’età è più bassa sono Vibo Valentia (40,27), Aosta (40,07) e Bolzano (39,95).

Giovani, poco spazio

L’invecchiamento della popolazione non è un tema solo demografico: è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese. In molti paesi europei, e in Italia in particolare, il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è inceppato. O quasi. I lavoratori che vanno in pensione non sempre vengono sostituiti da giovani in numero sufficiente e questo squilibrio sta diventando un vincolo strutturale alla crescita. Per le piccole aziende il primo rischio è operativo.

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La carenza di manodopera riduce la capacità produttiva e rende più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri. Non si tratta solo di trovare persone, ma di trovare competenze adeguate in tempi compatibili con le esigenze aziendali. Il risultato è una maggiore incertezza nei processi e una crescente fragilità organizzativa.

I rischi del trend

Il problema più profondo, però, è la perdita di capitale umano invisibile. Con l’uscita dei lavoratori più anziani si disperdono competenze tacite, conoscenze di processo, relazioni con clienti e fornitori. È un patrimonio che non compare nei bilanci aziendali ma che determina la capacità competitiva dell’impresa. Senza un passaggio generazionale strutturato, molte piccole realtà produttive rischiano di perdere in pochi anni i traguardi che hanno raggiunto in decenni di duro lavoro.

L’invecchiamento ha effetti anche sull’innovazione. Aziende con un’età media elevata tendono ad adottare più lentamente nuove tecnologie e modelli organizzativi. La digitalizzazione procede a macchia di leopardo, l’automazione viene rinviata, l’integrazione nelle filiere più avanzate si indebolisce. In un’economia sempre più basata su produttività e conoscenza, questo ritardo diventa cumulativo.

I settori più esposti

Le imprese edili, quelle di facchinaggio, l’autotrasporto, i comparti produttivi che sono obbligati a lavorare anche di notte, etc., guardano con crescente preoccupazione all’età media dei propri addetti. Nei cantieri, alla guida di un Tir e in molte fabbriche l’invecchiamento delle maestranze non è più una tendenza, ma una realtà strutturale, aggravata da un fatto ormai evidente: i giovani non vogliono più fare questi mestieri.

Il problema non è solo demografico, ma economico e produttivo. L’edilizia, ad esempio, è un settore che vive di lavoro umano, competenze pratiche ed esperienza diretta. Quando muratori, carpentieri e capicantiere vanno in pensione senza essere sostituiti, la capacità produttiva delle imprese si riduce. L’invecchiamento delle maestranze incide anche sui costi. Una forza lavoro anziana è più esposta a infortuni e problemi di salute, con ricadute su assenteismo, premi assicurativi e spese indirette per le imprese.

 

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Danilo Del Greco
Danilo Del Greco
Giornalista del quotidiano online “TuNews24.it” e del settimanale cartaceo “Tu News”, iscritto all'Ordine dei Giornalisti Professionisti dal 1997, ha lavorato a lungo presso il quotidiano Ciociaria Oggi, sia nell'edizione cartacea che web. Altre esperienze nel settore televisivo, radiofonico e dei free press. Ha frequentato corsi di specializzazione a Rimini (Web Marketing festival) a Milano presso Il Fatto Quotidiano e a Roma con Salvatore Aranzulla.
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