Se c’era un misero servizio che funzionava quasi correttamente nella sanità pubblica locale era quello del prelievo per analisi. Ci si poteva prenotare tranquillamente da casa, scegliendo giorno ed ora, e, senza fare neanche un minuto di fila, ci si recava allo sportello del CUP per il pagamento: in pochissimi minuti il prelievo del sangue era avvenuto.
Da un paio d’anni, però, s’è pensato di cambiare e di tornare alla ‘vecchia maniera’. Non ci si può prenotare più, ma ci si deve presentare allo sportello muniti, oltre che della tessera sanitaria e delle prescrizioni mediche, di tanta, ma tanta sconfinata pazienza. E non è detto che sia sufficiente per affrontare l’indecenza ed il delirio che comunemente si registrano negli spazi adibiti a tale servizio.
Presentarsi già alle prime luci dell’alba, ancor prima che i dipendenti accendano monitor e PC, non dà la certezza di effettuare il prelievo in mattinata. Con tutto ciò che di negativo comporta. Vedi ore di attesa in locali stretti ed angusti, perché la gente si accatasta all’inverosimile sperando che dopo il delirio compaia sul monitor il numeretto di prenotazione preso ore prima, restare a digiuno e rimanere a contatto ore ed ore con persone stipate quasi come bestiame.
Episodi che accadono con costanza e prepotenza. Tutti i giorni, anche quelli meno comuni per un prelievo, vedi ad esempio il sabato mattina. Ed accade che, non solo non si riesca ad effettuare il servizio richiesto, ma si perde anche la possibilità di aver beneficiato di un giorno di permesso lavorativo concesso. Che forse un datore di lavoro non concederà nuovamente con tanta facilità. Nel caso specifico odierno si parla del presidio di Ceccano, ma questi episodi non sono nuovi anche in altri paesi e città della provincia di Frosinone.
Se c’è un servizio che funziona o che cerca in tutti i modi di voler funzionare, davvero non si capisce l’utilità di modificarlo. Dopo la triste esperienza del Covid, che ha lasciato tracce indelebili di una fetta drammatica di storia, la consuetudine era diventata abitudine e regola. Mantenere le distanze, garantire ambienti non troppo affollati, specie all’interno di ospedali e laboratori, e la possibilità di incastrare visite ed esami in modo da snellire tutto il processo. Erano tutti elementi d’aiuto ad un sistema che fa davvero fatica a funzionare. Niente da fare. Evidentemente la regola è peggiorare il peggiorabile. E se così funziona, probabilmente neanche più la pazienza può essere d’aiuto.


