giovedì 1 Dicembre 2022
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Politica – Zinga e Pompeo bye bye: è la fine di un’era

Il presidente della Provincia indice le elezioni e il governatore del Lazio si dimette. D’Amato verso la Pisana

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di Dario Facci

L’ultimo atto prima di dimettersi è stato un collegato al bilancio regionale che stanzia nuovi fondi per aiutare le famiglie più in difficoltà a far fronte al rincaro della vita. Più soldi anche per transizione ecologica e importanti eventi sportivi.

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Poi, ieri, Nicola Zingaretti ha siglato le sue dimissioni da presidente della Regione Lazio. Non è mancata una affollata manifestazione per ricordare tutti i tasselli di un decennio, nel bene e nel male, molto importante.

L’on. Zingaretti ha battuto tanto sul risanamento dei conti di un Ente che, a suo dire, all’arrivo nel dopo Polverini, aveva le casse talmente disastrate da vedere a rischio addirittura il pagamento degli stipendi del personale. L’ultima parola per il collegato al Bilancio ovviamente ora spetterà al Consiglio che, prima dello scioglimento, ha tutto il tempo per approvarlo.

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Ovviamente c’è stato tanto altro in queste due legislature regionali e, soprattutto, c’è stata la pandemia con tutto quel che ha significato per un sistema sanitario che, a conti fatti, si è saputo distinguere per efficienza nella fase più nera della crisi Covid. Sanità che certamente non ha risolto tutti i suoi problemi, come qui a Frosinone sappiamo molto bene, ma l’uscita dal commissariamento dopo un’eternità non può certamente essere ignorato.

Si apre, dunque, l’ennesima, caldissima fase elettorale. Nelle ultime ore pare diradarsi un po’ la nebbia intorno alla designazione del candidato alla presidenza per il centrosinistra.

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L’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, che abbiamo intervistato a Frosinone due giorni fa nell’occasione della manifestazione organizzata dalla Consigliera regionale uscente Sara Battisti per lanciare la sua nuova sfida alle urne, era sorridente e si era dimostrato possibilista. “Ringrazio Calenda per la fiducia che ripone nella mia persona – ha detto – ma non sarò il candidato di un solo partito. Siamo fiduciosi di poter arrivare ad esserlo della coalizione di centrosinistra”. In seguito alla manifestazione di ieri al teatro Brancaccio di Roma le cose si sono messe decisamente bene per D’Amato. Oltre alle sue affermazioni, che ricalcano totalmente le anticipazioni che ci aveva consegnato, sembrano addirittura determinanti quelle del segretario regionale del Pd, Bruno Astorre. Questi ha affermato: “L’assessore alla Sanità uscente della Regione Lazio, Alessio D’Amato sarà il candidato del Pd e del Terzo polo, nell’ambito della coalizione del centrosinistra.

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Martedì si riunirà la direzione regionale. Sarà la coalizione a decidere se fare le primarie, probabilmente la prossima settimana. D’Amato è disponibile a farle – ha spiegato Astorre -. Lavoriamo perché ci siano anche Verdi e Sinistra italiana” nell’alleanza. Tramonta, dunque, definitivamente la candidatura del vice presidente uscente della Regione Lazio, Daniele Leodori.

Il diretto interessato D’Amato, poco prima aveva ribadito: “Io do la disponibilità a candidarmi, poi devono essere le forze politiche della coalizione a decidere modi e tempi: l’unica cosa è fare presto. Noi dobbiamo fare una coalizione unitaria, ovviamente ringrazio Calenda e il Terzo polo per la stima rappresentata, ma dobbiamo puntare all’unità e ad allargare a tutte le forze del centrosinistra che sono quelle che la scorsa volta hanno vinto le elezioni. Il Pd è il mio partito, non è che debbo fare appelli, c’è un percorso democratico e quindi si sceglierà insieme”.

Il problema è, appunto, nella coalizione. Il famoso e sempre più fumoso “campo largo” di Letta e Zingaretti si infrange proprio sull’idiosincrasia che i leader del Terzo Polo del M5S si dimostrano reciprocamente. Tra i pentastellati e il Pd in questo momento c’è il gelo a causa della solita storia del termovalorizzatore di Roma. Zingaretti dice clamorosamente di non averlo mai autorizzato.  Formalmente vero? Forse. Ma non può non sapere che il sindaco di Roma c’ha puntato sopra una posta enorme e che il governo Draghi c’è addirittura caduto sopra. Una zingarettata che, insomma, si poteva risparmiare. Sta di fatto che l’accordo con gli ex grillini al momento non c’è ed è per questo che lo stesso Astorre parla di una coalizione solo con Calenda e, forse, con Sinistra Italiana e Verdi. Dimentica come al solito i socialisti ma questo è un vizio che quelli del Pd proprio non vogliono togliersi. Il Psi, nel Lazio, certo non vale meno di Sinistra Italiana, per dire.

Per tornare a casa nostra sono arrivate, come annunciato, le dimissioni del presidente della Provincia, Antonio Pompeo. Le cose non sono molto cambiate dalla scorsa settimana, quando le Voci dal Palazzo gridavano all’inciucio. Persiste la tendenza al candidato civico per il Pd di De Angelis, disposto addirittura a stringere il patto innaturale, anzi, contro natura (almeno in questo caso non mi si potrà tacciare di essere politically uncorrect!) con Fratelli d’Italia. Sarabbe tramontata la scelta del sindaco di Sora, Luca Di Stefano, la cui ascesa sarebbe stata vista maluccio dai quarantenni in rampa di lancio del Pd e che nella scelta del giovane primo cittadino di Sora leggono tutte le caratteristiche del rivale. Si è sentito allora parlare insistentemente di sindaco di Roccasecca, Peppe Sacco. Ma anche su questo nome si sono abbattuti dei veti da parte di esponenti del Pd. E non di poco conto, considerato il veto del sindaco di Cassino, Enzo Salera, i cui strali ponderati e potentissimi nelle elezioni di secondo livello, farebbero certamente naufragare quella scelta. C’è inciucio nell’aria, è vero, ma c’è anche tanta confusione.

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