In Ciociaria gran parte del Pd non ha avuto problemi ad ammettere la sconfitta ed è pronta ad analizzarne le ‘colpe’. E quasi tutti sono concordi e non cercano scuse, bensì si parla di voler ripartire con qualcosa di nuovo, di lasciare spazio ai giovani all’interno del partito e di aprirsi ai cittadini senza parlare solamente internamente tra pochi eletti. Insomma, tutto fa pensare ad una sorta di Rivoluzione Francese in partenza da dentro e che potrebbe scoppiare da un momento all’altro: nella rivolta rischiano di volare delle teste, teste importanti, alle quali tanti esponenti democratici non vorrebbero più ‘ubbidire’, visti i risultati ottenuti in queste elezioni, ma anche gli scandali precedenti.
In queste settimane, sotto la cenere le braci della rivolta sono rimaste bollenti ma in periodo elettorale non si poteva rischiare di dar vita a zampilli di fuoco che avrebbero rischiato di far saltare l’intera polveriera. Ora però, numeri alla mano, parrebbe l’unica soluzione: distruggere tutto, gran parte almeno, per poter ricostruire, su basi nuove e più solide, qualcosa di veramente nuovo che possa far cambiare sguardo a una cittadinanza che ha bocciato senza dubbio alcuno un partito che, fino a poco tempo fa, era senz’altro una potenza assoluta, sotto ogni punto di vista. Tutto ciò, dunque, potrebbe segnare la fine dell’assolutismo nel Pd ciociaro, che un po’ come l’Araba Fenice sarebbe pronto a rinascere dalle proprie ceneri. Se così non fosse, sarebbe la fine per tutti i componenti di tale partito.
“Una raffica di errori, misti ad una presunzione con poca lungimiranza e scarsa vicinanza a quegli ideali per i quali l’elettorato in passato ci premiava convintamente. Una timidezza politica palesata ad ogni livello che non paga – così descrive la sconfitta Angelo Pizzutelli, uno degli esponenti di spicco del Pd di Frosinone, il più votato alle scorse Amministrative – Spero davvero si cambi con decisione passo a partire dalla Città capoluogo e si torni a stare in mezzo alla gente e fuori ai cancelli delle fabbriche”.
“Finché avremo la presunzione di dire che siamo quelli più belli e quelli più bravi, finché non torneremo davvero strada per strada a confrontarci e ad ascoltare i cittadini invece di parlare tra di noi, finché non torneremo a condividere le scelte, le candidature nonché la linea politica con la base, finché non presenteremo agli italiani una seria proposta di governo oltre a demonizzare l’avversario di turno nulla potremo ottenere oltre a sonore sconfitte”. Così, invece, il sindaco di Paliano Domenico Alfieri, già segretario provinciale del Pd.
“Non condivido l’analisi di alcuni rappresentanti del mio partito che tentano di arrampicarsi sugli specchi. Abbiamo perso! La gente ha scelto da chi vuole farsi governare e quale modello di Paese vuole. Al mio partito dico che non è il tempo delle responsabilità, a nulla servirebbe, dico però che è il tempo del senso di responsabilità. Ciascuno di noi sa cosa deve e può fare per il bene del nostro partito. C’è sempre un momento in cui si deve ripartire e credo che ora sia arrivato, questo ci dicono le urne. Apriamo questo partito ai tanti bravi amministratori il cui modello di governo è stato premiato, alla società civile, ai giovani, rendiamolo davvero plurale e soprattutto facciamo in modo che sia la casa di tutto il popolo democratico”. Parole diverse ma concetti identici espressi dal presidente della Provincia Antonio Pompeo.
“La sconfitta è evidente. La riflessione sul nazionale annunciata da Letta sarà necessaria per aprire una discussione sugli errori commessi, sulla rigenerazione della politica e dei contenuti, sul sistema di alleanze per il futuro. Sono d’accordo con il Segretario quando afferma che spetterà ad una nuova generazione il compito di rilanciare il Pd”. Anche il segretario del Partito Democratico di Frosinone, Luca Fantini, traccia la stessa rotta.
Tutti paiono andare nella stessa direzione di marcia: la rivoluzione, dunque, ha le ore contate.


