lunedì 27 Giugno 2022
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Colleferro, pronto soccorso al collasso: da una denuncia emerge un vero “inferno”

Le proteste dei pazienti, del personale, dei Sindacati, dei comitati locali e dei cittadini sono ormai all’ordine del giorno

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Una lettera di denuncia riporta sulle pagine della stampa le condizioni intollerabili del Pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro, quale ovvia conseguenza della scelta deliberata della politica di non raccogliere quel grido di dolore.

Le proteste dei pazienti, del personale, dei Sindacati, dei comitati locali e dei cittadini sono ormai all’ordine del giorno benché la richiesta di rispettare il diritto – perfetto ed esigibile – ad essere assistiti in caso di emergenza e urgenza non abbia portato a nulla.

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Le contestazioni nascono dal disagio quotidiano dei malati e del personale sanitario lasciati soli nel silenzio e nell’indifferenza generale dei nostri Amministratori, nonostante la cronicità del Pronto soccorso di Colleferro sia nota da anni. 

Il clima di tensione nell’ambiente del Pronto soccorso è costante e servirebbero provvedimenti straordinari per evitare il drastico collasso dell’intera attività ospedaliera. Eppure da anni la situazione peggiora di mese in mese.

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L’ospedale di Colleferro ha importanti problemi gestionali ma su tutti il Pronto soccorso è il più grave e ha la priorità, proprio per il servizio che non riesce ad assolvere: essere il presidio salvavita! 

Il Pronto soccorso di Colleferro soffre di una crisi strutturale, non occasionale o transitoria, e deve essere affrontata partendo da questo dato certo e dalle cause del sovraffollamento.

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Non si può invocare oggi lo stato di emergenza, perché la condizione del Pronto soccorso rappresenta la naturale conclusione di una Regione “assente”, che non si è adeguata alle nuove linee guida elaborate dal Ministero della Sanità sulla riforma di alcuni aspetti del Pronto Soccorso e non ha adottato una mirata programmazione sanitaria.

L’enorme squilibrio tra la richiesta disperata di assistenza al Pronto soccorso – per una utenza che va da Palestrina a Colleferro, comprendente il bacino della valle del Sacco – e la scarna offerta che il sistema sanitario regionale è disposto ad erogare è una criticità che abbiamo sempre segnalato alle massime Autorità politiche, molto prima della pandemia, che ha semplicemente aggravato le stesse storiche criticità.

Criticità gestionali (sono note le ragioni per le quali non si intendono affrontarle) e le mancate riforme nel medio e lungo periodo impediscono di ristabilire minime condizioni di ricovero civili. 

Il ripristino degli organici, l’inquadramento complessivo del personale, la riorganizzazione degli accessi, la gestione dei “codici minori”, il rafforzamento della medicina territoriale da un lato e la gestione dei posti letto, le turnazioni straordinarie, l’uso di ambienti fatiscenti, i lunghi stazionamenti, la mancanza di barelle, il disagio lavorativo dall’altro lato sono le più importanti problematiche che una classe dirigente politica e amministrativa “deve” saper risolvere.

Ricordiamo il mancato adeguamento strutturale del Pronto soccorso di Colleferro, di cui la stessa Asl Rm5 ha chiesto invano il potenziamento in Dipartimento di emergenza ed accettazione (DEA) di I° livello, come Tivoli. Rievochiamo altresì il mancato potenziamento della terapia intensiva, con buona pace dei ripetuti annunci nel marzo 2020 dell’Assessore alla Sanità, D’Amato.

A causa della carenza di medici, la copertura dei turni viene assicurata dal “noleggio” di camici bianchi di una società di Bologna, di cui non sappiamo se siano specializzati in medicina d’urgenza.

La Regione e l’Assessorato alla Sanità si inebriano di qualche episodico straordinario risultato, certamente importante, buttato come fumo negli occhi per non mettere mano al Pronto soccorso, dove migliaia di poveri malati bisognosi di un posto letto vivono ore di disperazione!

La cinica scelta di assoluta passività portata avanti dalla Regione e dalla Asl Rm5 ha la sua stampella nei Sindaci del distretto, insensibili e sordi, sempre pronti ad accontentarsi di qualche briciola, soprattutto quelli di Colleferro e Palestrina, che non prendono un’iniziativa politica per garantire la funzionalità del Polo unico ospedaliero.

Non incoraggiamo – come è uso di questa maggioranza politica – il ricorso a gesti eclatanti ben sceneggiati (incatenamenti sotto il Comune, scalate del tetto del Comune, sdraiarsi a terra davanti al camion), ma pretendiamo che il Consiglio comunale assuma un impegno pubblico con la città!

Sanna, nelle (rare) Conferenze dei Sindaci, non ha denunciato con forza lo stallo in cui muore l’ospedale di Colleferro e non ha mosso contestazioni alla Asl Rm5 ed alla Regione. Si è invece prodigato nell’approvare l’Atto aziendale, senza che ci abbia mai detto cosa ha portato in più al nostro ospedale.

Come è possibile che di recente il Sindaco Sanna e il vice Sindaco Calamita ringrazino il Presidente della Regione per la nomina del Commissario straordinario per la bonifica della valle del Sacco e non si degnino di chiedere a Zingaretti un analogo provvedimento commissariale per affrontare le problematiche del Pronto soccorso? Chi ha operato male, ha fallito, deve continuare a stare al suo posto o lasciare l’incarico amministrativo o politico che sia?

Un’Amministrazione dei cittadini deve partire dalla difesa del diritto alle cure e all’assistenza della popolazione. Solo muovendo da questa premessa e agendo affinchè la situazione del Pronto soccorso sia urgentemente affrontata, il Sindaco di Colleferro dimostra di difendere la qualità dell’assistenza di una struttura pubblica, dei medici, degli infermieri, di tutto il personale sanitario ed anche dei cittadini.

Il Sindaco e gli Amministratori locali – eletti dai cittadini, che gli conferiscono il mandato a rappresentare i loro bisogni – sono responsabili in prima persona verso gli elettori e poi nei confronti della classe dirigente che siede alla Pisana e non viceversa.

Al Sindaco di Colleferro diciamo anche “basta!” di utilizzare il carrozzone delle attività della Asl Rm5, spesso peraltro inappropriate e poco utili, scimmiottando i risultati di una capacità organizzativa che non appartiene alla sua Amministrazione.

Ci parli dei risultati che ha ottenuto, se li ha ottenuti, sul funzionamento del Pronto soccorso! Il suo unico dovere da Primo cittadino è battersi in Regione per un Pronto soccorso – come dichiara di aver fatto per altre problematiche – a misura d’uomo. 

“Basta!” Sindaco anche con le fughe in avanti e indietro.

Nel 2020, prima della sua rielezione, voleva convincerci di passare alla Asl Rm6 per la comune storia amministrativa e culturale con il distretto di Velletri, verso il quale sono orientati i nostri rapporti anche in tema di giustizia, ambiente e rifiuti. La proposta di iniziativa popolare sulla forte contiguità e territorialità del nostro Comune con quel distretto che fine ha fatto?

Nel 2022 vinto il secondo mandato, il Sindaco accantona il cambio di Asl e prova a convincerci che la nostra area di riferimento è la ciociara: Anagni, Piglio, Serrone, Paliano, dove costruire un nuovo ospedale per la #valledelsacco, non volendo difendere il L. P. Delfino, l’ospedale cittadino, patrimonio dei colleferrini!

Finito il clamore della stampa sull’ultimo doloroso caso al Pronto soccorso di Colleferro il silenzio degli Amministratori pubblici e la sordità della Regione è eloquente: i cittadini non meritano nessuna risposta e devono difendersi da soli!

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” –  Coordinamento territoriale

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