Crisi Umbria Mobilità, nei guai Marco Cialone e Vittorio Ficchi

Un sequestro di beni per un valore complessivo superiore agli 8 milioni di euro. Sono quattro i destinatari del provvedimento, individuati tra coloro che hanno rivestito ruoli chiave all’interno di una società umbra e di due società consortili della Capitale, che gestiscono, tuttora, parte del trasporto pubblico romano.

Il sequestro, accompagnato dai connessi avvisi di garanzia, rappresenta l’epilogo di una complessa ed articolata indagine portata avanti dalla Guardia di Finanza. Nei guai sono finiti anche Marco Cialone e Vittorio Ficchi, entrambi di Ferentino. Spetterà ora ai loro legali tentare di smontare il castello accusatorio.

L’indagine

Gli interessi pubblici di Umbria TPL e Mobilità – sostengono gli inquirenti – erano stabilmente asserviti ad interessi privati. A quelli delle società romane Cotri e Roma Tpl, “quali espressioni degli interessi personali di Antonio Pompili, Marco Cialone e Vittorio Ficchi” per il tramite dell’ex direttore generale della stessa Umbria Mobilità, Paolo Paduano, che “in cambio avrebbe ricevuto lauti compensi derivanti dalla stipula di due contratti di collaborazione, incurante degli ingenti danni patrimoniali causati” alle aziende umbre. Sta scritto nel decreto di sequestro preventivo con cui la Gdf  di Perugia, agli ordini del colonnello Danilo Massimo Cardone, ha messo i sigilli a beni mobili e immobili per 8 milioni.

La decisione

Ad autorizzare i sequestri preventivi  il gip Lidia Brutti, su rischiesta del pm, Manuela Comodi. Paolo Paduano, Marco Cialone, Vittorio Ficchi e Antonio Pompili, con le loro condotte, avrebbero portato Umbria Mobilità in un “vertiginoso accumulo di crediti non riscossi nei confronti delle consortili romane. La società – sempre secondo gli inquirenti – svuotata a forza di sponsorizzazioni fittizie, crediti mai riscossi e spese folli, per accontentare chi la faceva lavorare, è andata in defalut”. E’ nel luglio del 2017  è stata dichiarata fallita. Ora l’inchiesta della Procura.

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