Nemmeno il tempo di archiviare il disastro viabilistico e il caos stradale della rotatoria di De Matthaeis, riaperta d’urgenza per disperazione, che per l’Amministrazione Mastrangeli si spalanca un abisso politico ancora più grottesco. Ieri sera doveva consumarsi il tanto sbandierato vertice di maggioranza: un incontro blindato, teoricamente previsto per serrare i ranghi, contarsi e trovare una quadra. Il verdetto delle poltrone, però, è stato impietoso: una sfilata di sedie vuote, un deserto politico che certifica il totale stato di sbando.
I numeri della serata rasentano il ridicolo istituzionale. Si sono registrati circa dieci assenti pesanti. Una coalizione che non riesce a mettere insieme i pezzi nemmeno per discutere della propria sopravvivenza è un’armata Brancaleone che ha perso ogni bussola e dignità politica.
Anche i due consiglieri ‘dissidenti’, i nomi caldi usciti fuori nelle ultime ore che tengono in mano il destino della giunta e che potrebbero decidere di abbandonare definitivamente la maggioranza per far aprire la crisi, hanno preferito dare forfait. L’assenza pesante di Paolo Fanelli e Sergio Crescenzi congela la palla al centro. Al momento tutto è fermo, in un limbo di incertezza che fotografa perfettamente l’immobilismo di una città in ostaggio di veti incrociati.
Se la barca affonda, la colpa è del capitano
Inutile girarci intorno o cercare capri espiatori tra le seconde linee: se questa amministrazione non funziona ed è ridotta a un perenne stato vegetativo, il problema principale risiede nel suo vertice. Riccardo Mastrangeli è il capo indiscusso di questa coalizione, ed è sulla sua figura che gravano le maggiori e innegabili responsabilità di un traballamento politico ormai cronico. A pesare come un macigno è soprattutto il suo modo di fare, da molti descritto come accentratore, indisponente e a tratti persino dispotico. Un atteggiamento che, anziché unire, ha finito per logorare i rapporti interni, esasperare gli animi e spingere pezzi della sua stessa maggioranza a disertare le riunioni pur di non sottostare a diktat calati dall’alto. Il paradosso è servito: nel tentativo di comandare da uomo solo al comando, il sindaco si è ritrovato, ironia della sorte, disperatamente solo.
La prova del nove: lunedì la resa dei conti
Nessuno sa cosa accadrà esattamente nelle prossime ore, ma la farsa non potrà durare a lungo. La vera prova del nove è fissata per lunedì sera, giorno in cui è prevista la convocazione del Consiglio Comunale in prima battuta. Sarà proprio tra i banchi dell’aula consiliare che cadranno le maschere: lì si capirà se Mastrangeli ha ancora i numeri minimi per governare o se, come appare probabile, la maggioranza sarà costretta a fuggire per evitare il collasso, sperando di riaggiornare la seduta alla seconda convocazione, dove il numero legale richiesto è opportunamente più basso.
Un’Amministrazione strutturalmente traballante
La città di Frosinone si ritrova, a distanza di appena quattro mesi dall’ultima crisi faticosamente rattoppata lo scorso gennaio, esattamente nello stesso identico baratro. Questo continuo ritornare al punto di partenza è la prova scientifica di un’amministrazione completamente e strutturalmente traballante, incapace di produrre stabilità. Governare una città non significa galleggiare nel caos o sperare nei soccorsi dell’ultimo minuto. Frosinone assiste attonita allo spettacolo di una maggioranza che esiste solo sulla carta, mentre i problemi reali rimangono bloccati nel traffico di una gestione fallimentare. Se questi sono i presupposti, l’unica fine dignitosa sembra essere quella di staccare la spina a questo logorante teatrino.


