Fra gennaio e maggio del 1944 il territorio di Cassino fu teatro di una delle battaglie più lunghe e sanguinose della Seconda Guerra Mondiale, in cui persero la vita circa 135 mila soldati fra alleati e tedeschi. Oggi vi porto alla scoperta dei luoghi più significativi della Battaglia di Montecassino, per rivivere una storia fatta di terribili distruzioni ed episodi drammatici, ma anche di grandiose e imprevedibili rinascite.
L’itinerario di visita può avere inizio nel Museo Historiale, inaugurato nel 2004 in occasione delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Battaglia di Cassino e realizzato dal genio creativo di Carlo Rambaldi, Premio Oscar per gli effetti speciali dei film Alien, E.T. e King Kong. Il Museo, che si estende su una superficie di circa 800 mq con 13 sale multimediali, coinvolge il visitatore in un’esperienza sensoriale attraverso diversi linguaggi: filmati storici, ricostruzioni teatrali, interviste ai sopravvissuti, musiche, testi e immagini d’epoca, che ripercorrono gli eventi dagli inizi del Novecento fino alla ricostruzione della città dopo i bombardamenti che l’hanno devastata.
Lungo la Linea Gustav, lo sbarramento realizzato dai Tedeschi nel punto più stretto della penisola per arrestare l’avanzata delle truppe alleate verso Roma, combatterono strenuamente eserciti provenienti da tutti i continenti, i cui caduti sono ricordati nei tre Sacrari Militari di Cassino: il Cimitero del Commonwealth, il Cimitero Polacco e il Cimitero Germanico.
L’Abbazia di Montecassino, ubicata in posizione strategica a controllo della “Terra di San Benedetto”, l’unico corridoio naturale di collegamento fra il sud e Roma (Valle del Liri), nella sua storia millenaria ha subìto diverse devastazioni e ben quattro distruzioni: l’ultima il 15 febbraio del 1944, in seguito ai bombardamenti delle ‘fortezze volanti’ alleate, nell’intento di snidare le truppe germaniche che difendevano la Linea Gustav. L’abbazia fu ricostruita “così com’era e dove era” ed oggi si trova all’interno del Monumento Naturale di Montecassino, un’area protetta di circa 700 ettari la cui gestione è affidata dal 2010 al Parco Regionale dei Monti Aurunci: in un territorio ricco di fauna e flora, si snodano sentieri e percorsi tra i luoghi memorabili della Seconda Guerra Mondiale, sui quali sono state scritte le pagine più dolorose della storia locale.
A poche centinaia di metri dal monastero, nel piazzale antistante il Cimitero Polacco ha inizio il “Percorso della Battaglia”, un itinerario molto comodo (dislivello 150 m), che consente di raggiungere i principali monumenti del II Corpo d’Armata Polacco. Sulla cima di Monte Calvario (Quota 593) si trova un obelisco alto 11 metri, il Monumento della 3a Divisione dei Fucilieri dei Carpazi. Su di esso è incisa un’iscrizione in quattro lingue: “Per la nostra e la vostra libertà noi soldati polacchi demmo l’anima a Dio, i corpi alla terra d’Italia, alla Polonia i cuori”. A poche centinaia di metri c’è la Casa del Dottore (Domek Doktora), una piccola dimora rurale, che fu luogo di ricovero e soccorso per i soldati polacchi durante i combattimenti del maggio 1994. Un vicino sentiero consente di raggiungere il Monumento del 4° Reggimento Corazzato “Skorpion”, un carro armato Sherman che saltò in aria dopo aver urtato contro una mina tedesca il 12 maggio 1944. Lasciato sul posto in cui esplose, testimonia i caduti e i combattimenti che si svolsero in quel luogo. La Cavendish Road, a pochi passi dal carro armato, è l’antica mulattiera che dalla frazione di Caira conduceva alla Masseria Albaneta e al Monastero. Il generale Freyberg, comandante del corpo neozelandese, la fece ampliare di nascosto, usando tonnellate di fumogeni per occultarne la vista ai tedeschi, così da renderla praticabile per i carri armati e i mezzi pesanti. Successivamente nel maggio del 1944 fu riutilizzata dai polacchi. Il tracciato è ancora oggi percorribile, grazie anche alla manutenzione curata da associazioni di volontari. A breve distanza troviamo la Masseria Albaneta, una fattoria fortificata eretta su un piccolo monastero fondato nel 1011 dal monaco Lucido di Acquara (Salerno), poi divenuto santo. Qui dimorarono S. Tomaso d’Aquino e S. Ignazio di Loyola. Utilizzata dai tedeschi come posto di comando e infermeria da campo, fu pesantemente danneggiata dal bombardamento tedesco del 19 marzo 1944 contro i carri armati alleati che avanzavano dalla Cavendish Road.
Lungo il percorso che collega l’Abbazia alla città troviamo anche la Rocca Janula, un fortilizio edificato intorno al 960 dall’abate Aligerno, che fu completamente distrutto dalla furia bellica durante la Seconda Guerra Mondiale ed oggi risorto dai suoi ruderi grazie ad un lungo restauro.
Poco distante dalla Rocca si trova il Monumento alla Pace dello scultore ciociaro Umberto Mastroianni, l’”istantanea” di una terrificante esplosione, che simboleggia il monito contro ogni guerra e l’anelito alla pace fra i popoli.
Una sua riproduzione in scala è posta nel centro di Cassino in piazza XV Febbraio, a pochi passi dalla Statua dell’orso Wojtek, eretta in memoria della ‘mascotte’ dell’esercito polacco, che durante la guerra si occupava del trasporto di viveri e munizioni sul fronte di Cassino come un vero soldato.
Continuando il percorso nel centro abitato, altri monumenti ricordano le tristi vicende del territorio, come le lapidi della “Memoria di Pietra”, il Muro del Martirologio con foto e nomi di tutti i caduti civili di Cassino e il Memoriale di Cassino, nel piazzale antistante il Municipio. Nell’area sono visibili: un carro armato americano “Sherman M4” (rimaneggiato nel dopoguerra), un cannone anticarro tedesco “PAK 40”, una targa posta a ricordo dei caduti della 34a Divisione di fanteria americana “Red Bull” e il Monumento in ricordo dei caduti civili di Cassino.
Ultimo testimone silenzioso dell’immane tragedia che colpì Cassino è il grande Platano che si trova all’inizio di via XX Settembre, l’unico ‘sopravvissuto’ alla barbarie della guerra (e alla mano dell’uomo) tra gli esemplari provenienti dal giardino della Reggia di Caserta e risalente alla prima metà del Settecento.
Da non perdere nella frazione di Sant’Angelo in Theodice, lungo le sponde del Gari, la visita alla Campana della Pace, eretta in memoria dei caduti del gennaio 1944 sul fiume che fu teatro dei primi scontri armati.


